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La Nuova Emigrazione Italiana al centro dei lavori della Plenaria del CGIE

La seconda Assemblea plenaria del CGIE si è svolta a Roma, presso la Farnesina, dal 22 al 24 novembre, preceduta dalle riunioni delle commissioni continentali e tematiche che si sono svolte il 20 e il 21. Numerose, come sempre, le questioni e i temi in discussione. A partire dalla proposta di riforma di Comites e Cgie, che ha occupato l’intera giornata del 22 novembre con un confronto in plenaria a tratti teso e confuso. I due articolati di riforma alla fine approvati contengono una serie di modifiche, acquisiti dal contributo dei vari comites e consiglieri nell’arco dell’anno, che tuttavia non sembrano, complessivamente, del tutto adeguati alla nuova stagione che si è aperta anche a seguito della ripartenza di grandi flussi di nuova emigrazione.  Stiamo attraversando una fase di transizione complessa i cui tratti ancora non sembrano completamente acquisiti nelle loro conseguenze.

La “nebulosa” Nuova Emigrazione: di massa, composita e precaria. Chiede orientamento e tutele. I risultati del Convegno del Faim a Palazzo Giustiniani

Il Convegno del FAIM svoltosi il 10 novembre presso la Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani, gentilmente concessa per questa occasione dalla Presidenza del Senato, ha consentito di fare il punto su molti aspetti della nuova emigrazione italiana: innanzitutto la sua consistenza che la configura come una emigrazione di massa, cresciuta in modo esponenziale a partire dall’inizio della crisi economica toccando punte che si aggirano, nel 2015 e 2016, intorno alle 300mila unità all’anno; poi il suo carattere composito, in cui coesistono praticamente i diversi settori sociali toccati dalla crisi, con una grande maggioranza di una componente “proletaria” per condizione di partenza – e spesso anche di arrivo -, anche se manifesta livelli di formazione e di qualificazione medio-alta per circa i due terzi del suo totale.

Emendamento Lupi: emigrazione fuori gioco, o politica fuori fase ?

di Rodolfo Ricci

Intorno all’emendamento Lupi e alla sua approvazione a larga maggioranza bipartisan alla Camera si sono avute diverse reazioni, più o meno autorevoli, più o meno condivisibili. Non vi è stata però l’alzata di scudi generalizzata, quella del popolo dei fax o delle e-mail, per capirci; ciò potrebbe indicare che l’interesse degli italiani all’estero verso la politica italiana e i suoi esponenti ha raggiunto livelli molto bassi come da tempo non si registravano.

D’altra parte, le conquiste concrete ottenute con l’istituzione della Circoscrizione Estero e l’elezione dei 18 parlamentari sono state, per opinione diffusa – condivisa anche dai parlamentari più accorti -, ben magre. Per essere giusti, bisogna anche dire che il diavolo ci ha messo lo zampino, perché l’esordio dei nostri 18 in parlamento corrispose, più o meno, all’inizio della grande crisi in cui siamo tuttora impantanati e, le politiche di spendig rewiew (che per noi ha significato la cancellazione di un buon 80% dei precedenti interventi a favore delle collettività emigrate), hanno caratterizzato l’intero decennio.