statuto
  documenti
  iniziative
  progetti
  pubblicazioni
  legislazione
  servizi
  link
  memoria

  emigrazione notizie
archivio
  premio conti
 

italiani nel mondo
c.g.i.e.
ministero affari esteri
ministero italiani nel mondo
ambasciate e consolati
voto all'estero
camere di commercio
ice

    

     


inform
newsitaliapress
aise
grtv
italian network
ansa
adn kronos
rai regioni

 federazione  italiana  emigrazione  immigrazione

 

 

 

2002: Appunti per una comune riflessione


 

     

Le prospettive della F.I.E.I. nel 2002

(Appunti per una riflessione comune)

 

Roma, gennaio 2002

(Rodolfo Ricci)

 

 

 La relazione che sottoponiamo alla vostra attenzione, e sulla quale ci attendiamo riscontri e suggerimenti, nasce da riflessioni e sollecitazioni di diverse compagne e compagni delle nostre organizzazioni aderenti sia in Italia che all’estero, che, al di là delle specifiche letture e valutazioni determinate dai differenti contesti di insediamento e dai diversi livelli organizzativi, tuttavia convergono su una valutazione comune della importanza del momento politico che stiamo attraversando, una fase particolarmente delicata e decisiva per le sorti del nostro Paese, del processo di unificazione europea, dei rapporti economici nord-sud, degli equilibri politici globali.

 

Dentro queste dinamiche, la questione dei cittadini migranti, siano essi italiani all’estero o terzomondiali in Italia ed in Europa, riveste una posizione strategica, poiché in questo ambito si confrontano alternative contrastanti se non opposte, si configurano modelli di società aperte o chiuse, solidali o escludenti, cooperative o competitive, interculturali o integraliste; intorno alla grande questione dei migranti, si misura la possibilità della universalità dei diritti, dello stato sociale, del riconoscimento delle differenze come ricchezza ed opportunità, si misura la possibilità stessa della pace contro le prospettive di guerra perpetua, di collaborazione internazionale contro le opzioni di nuovo dominio e quelle parallele dei rischi di focolai perpetui di terrorismo.

 

Rispetto a queste considerazioni, cresce la consapevolezza del ruolo fondamentale che le nostre organizzazioni possono svolgere per una nuova aggregazione dell’ampio spettro di organizzazioni ed associazioni che operano in questo settore; si sente la necessità fondamentalmente di un’orientamento politico generale che abbia la capacità di riaggregare il proprio tradizionale patrimonio associativo e allo stesso tempo di fungere da mediatore e integratore delle diverse nuove ispirazioni ed esperienze che negli ultimi decenni si sono imposte all’attenzione a livello locale e nel mondo, a partire dai movimenti contro la globalizzazione neoliberista e al variegato spettro di forze impegnate nella erogazione di servizi reali per la tutela, l’accoglienza, l’integrazione, il riconoscimento delle identità culturali dei migranti, la cooperazione decentrata con i paesi poveri o in via di sviluppo.

 

Manca in questo quadro un momento politico riconoscibile di confronto e di sintesi nazionale; la FIEI,. Federazione dell’emigrazione e dell’immigrazione, potrebbe diventare in prospettiva, questo strumento.

E potrebbe farlo fondando questa sua funzione, peraltro abbozzata nel suo atto costitutivo e nel suo statuto, nella capacità di saldare la storia e il patrimonio di battaglie civili per l’emancipazione dei migranti italiani nel mondo nell’arco della seconda metà del ‘900, con le nuove esperienze di lotta sociale per il riconoscimento dei migranti terzomondiali.

 

Ci sono due fatti importanti che giustificano e possono agevolare la determinazione di un progetto politico di tale natura, uno acquisito ed uno necessario: l’esercizio di voto all’estero per i connazionali emigrati e le future battaglie per il voto amministrativo per i cittadini immigrati nel nostro Paese.

Si tratta di eventi, entrambi molto vicini nel tempo, la cui realizzazione e richiesta costringerà il complesso del mondo politico, sociale, economico, istituzionale, a misurarsi puntualmente e a considerare le vicende legate ai migranti non più come oggetto di interesse secondario e marginale come finora è accaduto.

FILEF e F.Santi, le due organizzazioni che hanno dato vita alla FIEI hanno di fronte questa sfida.

Sta ad essi raccoglierla o meno; e sta alla CGIL, la cui azione a sostegno del progetto FIEI è stata ed è determinante, esprimere un’indicazione precisa.

 

Altri fatti e considerazioni possono essere portate a sostegno e giustificazione di questa necessità di riposizionamento complessivo delle nostre organizzazioni:

Sul piano interno, il Disegno di Legge Bossi-Fini che sconvolgerebbe, ove approvato, l’impostazione della precedente Legge Turco-Napolitano e che andrà in discussione a metà mese; il crescere di atteggiamenti razzisti e xenofobi in ambienti legati alla destra leghista e integralista anche a seguito dei fatti dell’11 Settembre scorso che tendono a criminalizzare le collettività islamiche presenti nel nostro paese; il permanere in molti media italiani di una lettura delle collettività immigrate tendenziosa e frequentemente abbinata a fatti di reato; il progetto dei governi regionali del Veneto e della Lombardia di utilizzare flussi migratori di italiani o oriundi dall’America Latina (in particolare Argentina, Uruguay e Brasile) in sostituzione di quelli africani o mediorientali, considerati più affini culturalmente e sul piano religioso-confessionale; le tentazioni di un utilizzo “neocoloniale” e di potenza, della presenza italiana all’estero da parte di ambienti influenti del mondo imprenditoriale che non manifestano particolare lungimiranza, concentrate come sono, in una visione parzialissima e staccata dai concreti contesti di area o di paese e che hanno purtroppo fatto adepti anche dentro ambiti formalmente progressisti; le tentazioni di neo isolazionismo e di euroscetticismo emerso in modo evidentissimo nella recente disputa che ha portato alle dimissioni del Ministro degli Esteri Ruggiero, nel momento stesso dell’introduzione della moneta unica, che è destinato ad indurre effetti estremamente rischiosi nel processo di unificazione europea; e parallelamente le posizioni di nuovo acritico atlantismo e di rapporto preferenziale con il Governo conservatore degli USA di Bush jr., come a prefigurare un disegno di inserimento dentro il presunto anello debole della U.E.: l’Italia.

 

E sul piano internazionale, i disastrosi eventi argentini che coinvolgono decine di milioni di italiani e di oriundi dentro una crisi che aveva già toccato, anche se in misura minore, il Brasile (con altrettante decine di milioni di oriundi) e rischia di coinvolgere l’Uruguay (dove vivono circa 1,5 milioni di oriundi), e la cui responsabilità è in larga misura addebitabile alle politiche di fondamentalismo monetarista e liberista del FMI e della Banca Mondiale, agevolate da una classe dirigente inetta e corrotta e da un’imprenditoria finanziaria che ha già da tempo posto al riparo i propri capitali a Miami o a Zurigo.

Si tratta di un’area continentale enorme e strategica nei rapporti economici e politici internazionali, dove la presenza italiana può essere giocata come grande opportunità di cooperazione positiva tra nord e sud a tutti i livelli, oppure, al contrario, come area di esercitazione di politiche neonazionalistiche che possono indurre flussi di massiccia reimmigrazione da utilizzare contro altri immigrati di altre aree del pianeta, e allo stesso tempo giocare effetti pericolosi in occasione del voto all’estero, nell’ambito delle prossime consultazioni elettorali nazionali (dove 18 parlamentari possono risultare influenti negli equilibri tra i poli), o addirittura a quelle regionali, visto l’interesse delle regioni a maggioranza di centrodestra, a riconoscere anche il voto per corrispondenza alle amministrative ai corregionali all’estero (Veneto, Lombardia, ma potrebbero accodarsi anche Sicilia, Calabria, Puglia, Sardegna, ecc.); e anche in questo caso intere amministrazioni comunali, provinciali e regionali potrebbero essere disegnate dal voto degli italiani all’estero.

 Come si vede, ci troviamo a trattare di questioni che costituiscono un pezzo decisivo delle dinamiche globali o “glocali”, come qualcuno si arrischia a definirle: il peso della globalizzazione dentro le dinamiche locali e viceversa. E stiamo parlando di cittadini migranti, immigrati ed italiani all’estero. Questioni non più così secondarie e marginali.

Questioni che possono determinare pezzi importanti del nostro futuro.

Rispetto a tutto ciò, non possiamo nascondere la inadeguatezza delle nostre organizzazioni in un quadro che implicherebbe al contrario grande capacità organizzativa e di orientamento generale.

E dobbiamo anche aver presente che le nostre organizzazioni costituiscono tuttora l’unico riferimento della sinistra sociale per tanti italiani nei diversi paesi di emigrazione. Paesi in cui il patrimonio di relazioni sociali e politiche con le realtà locali è grande e diffuso, ma va riattivato e orientato rispetto agli obiettivi che abbiamo cercato di delineare.

Si potrebbe dire dunque, che davvero è giunto il momento di decidere cosa vogliamo fare da grandi.

Ed è però altrettanto evidente che non possiamo deciderlo da soli….

Se il quadro in cui ci muoviamo è quello descritto, se gli obiettivi, sono così ambiziosi, non possiamo non aver presente tutti i rischi di possibile velleitarismo che comporta un’opzione di questa natura .

 

La FIEI, nel suo tragitto biennale che si è concluso nel 2001, ha raggiunto alcuni obiettivi: essenzialmente quelli relativi al recupero di una agibilità organizzativa ed amministrativa; ha recuperato singole competenze che erano andate via via disperdendosi, ha ricostruito un minimo di tessuto comunicativo con pezzi della rete di cui disponevano FILEF e F.Santi.

Ha recuperato credibilità rispetto ad interlocutori istituzionali e politici; è riuscita ad consolidare alcuni punti di snodo di una rete complessa e diffusa nel mondo e in Italia, e ad aggregare ulteriori forze associative e strutture di servizio che sono entrate a far parte della propria rete.

Tuttavia non è stata ancora in grado di determinare quel processo di aggregazione ampio che ci viene richiesto da numerose organizzazioni e punti di riferimento in Italia e nel mondo, che andasse ben oltre, come è a tutti necessario,  il tradizionale associazionismo di emigrazione.

 Hanno giocato in questo senso diverse vicende sfavorevoli, ma, soprattutto, il limite della propria azione è stato quello di continuare ad interpretare la propria funzione nell’ambito talvolta asfittico della tradizionale cultura delle organizzazioni degli italiani all’estero, un mondo oggettivamente poco vivace, con limiti di diversa natura, sia qualitativi che quantitativi.

E in secondo luogo, il permanere di un ancoraggio interpretato in modo eccessivamente rigido, alle due distinte ispirazioni di FILEF e F.Santi, ha costituito l’altro elemento limitante per una crescita dell’organizzazione.

E’ invece tempo di volgere lo sguardo al futuro; il passato, con le sue autorevoli esperienze e tradizioni deve servire a costruirlo; altrimenti muore il passato e non nasce il futuro.

C’è intorno a noi un movimento di nuove energie, di nuove sensibilità, di nuove competenze; non ci sono estranee; parlano con una lingua che ci è affine, anzi, assomiglia moltissimo a quella che ispirò la nascita delle nostre associazioni, in ogni paese in cui emigrarono gli italiani.

Queste realtà in movimento non sono semplici interlocutori esterni; noi stessi, ne siamo probabilmente parte; e allo stesso tempo possono venire a condividere un nostro progetto, un progetto per il quale è nata la FIEI.

Cioè la Federazione Italiana dell’Emigrazione e dell’Immigrazione.

 

E’ necessario quindi che FIEI, superando temporeggiamenti e ambiguità, si apra a nuove adesioni sul territorio; è indispensabile che in ogni regione e in ogni Paese, le compagne e i compagni di riferimento, in accordo con le rappresentanze della CGIL lancino una campagna di adesione che sia rivolta a quei soggetti organizzati che nel territorio esprimano capacità operativa e che si trovino in sintonia con i principi ispiratori del nostro Statuto.

In Italia sarà prioritario aggregare e fare aderire le organizzazioni impegnate sulle questioni dell’immigrazione, dei diritti umani, della cooperazione, della solidarietà.

 

All’estero, esiste un tessuto di nuovo associazionismo che deve diventare parte integrante della FIEI, sia esso a carattere regionale o che abbia come missione quella di erogare servizi specifici alla collettività, o quello che funge da mediatore culturale tra la realtà italiana e quella locale.

Tutto questo va fatto in stretta collaborazione con la CGIL e con le sue organizzazioni periferiche e quelle riconducibili al sistema di servizi.

 

Questa apertura di FIEI alla società civile organizzata va iniziata al più presto, entro l’anno in corso; in modo da poter arrivare a fine anno ad una conferenza di organizzazione FIEI che faccia il punto sui risultati ottenuti, che implementi l’assemblea, il gruppo dirigente ed aggiorni il proprio programma politico ed operativo.

Ciò è necessario su entrambi i versanti su cui siamo chiamati ad agire: l’immigrazione e gli italiani all’estero.

Per questo ultimo ambito penso che debba essere chiaro a tutti, tra le altre variabili del ragionamento fatto, cosa implichi la organizzazione di una campagna elettorale, che per forza di cose, comunque, coinvolgerà molti nostri compagni e compagne. La funzione di FIEI, a livello di informazione, coinvolgimento, orientamento della collettività sarà fondamentale; ma non si può avviare un’azione di questa natura negli ultimi mesi che precederanno il voto.

 

C’è bisogno di agire da subito, coinvolgendo le collettività non tanto e non solo con dibattiti o proclami, quanto piuttosto con concrete azioni di servizio, dalle quali possa evincersi con chiarezza a quale modello di società aspiriamo, per che tipo di organizzazione sociale, culturale, economica ci battiamo.

 

Ma anche in questa azione non possiamo essere lasciati da soli: ciò che possiamo giocare come associazionismo, sono relazioni, competenze specifiche da riattivare; ciò di cui abbiamo bisogno è l’interfaccia che consenta di verificare in modo sostanziale cosa significa per esempio “sviluppo solidale e cooperativo", interscambio culturale e sociale, relazioni economiche mirate alla valorizzazione delle risorse umane e al riequilibrio di quelle materiali.

Tutto un mondo di esperienze va messo a disposizione di questa azione: mi riferisco ancora una volta al Sindacato, ma anche al movimento della cooperazione italiana, alla CNA, al mondo del terzo settore, delle ONG, ecc. ecc.

 

Senza questo contributo e coinvolgimento, che per i nostri interlocutori (italiani all’estero), può tradursi automaticamente in progetti ed azioni con ricadute reali in termini di valore aggiunto, in utili relazioni, in opportunità, rischiamo di raggiungere solo parzialmente gli obiettivi che ci siamo prefissi.

 

C’è da chiarire che la destra si muoverà su questo versante, con tutte le sue risorse, che non sono poche; non baderà a risparmi; lo sta già facendo con molta attenzione, con coerenza, strutturando organizzazioni e legami vecchi e nuovi che dispongono di mezzi e risorse.

 

Non c’è quindi tempo da perdere su questo versante; e non ce n’è neanche sull’altro: quello dell’immigrazione, dove la posta in gioco, se vogliamo, è ancora più grande, come ci dimostrano gli orientamenti di parte consistente dell’opinione pubblica che hanno già pesato nelle ultime elezioni politiche del 13 maggio e che continueranno inevitabilmente a pesare se non si ricostruisce un quadro di lettura dei fenomeni migratori che sappia recuperare la memoria storica dell’emigrazione italiana nel mondo e collegarla con le ragioni e delle cause delle attuali migrazioni dal sud del mondo, se non si riesce ad affermare e a rendere egemone nella società, una visione della convivenza tra culture ed etnie diverse, che costituisce una delle ricchezze e degli elementi potenzialmente più importanti per una prospettiva di sviluppo solidale e di cooperazione in Italia, in Europa e nel mondo.

 

La FIEI è nata per portare un contributo sostanziale a questa prospettiva e, per la sua genesi, per la storia delle organizzazioni che l’hanno promossa e che ad essa aderiscono, può costituirne uno dei punti di riferimento nazionali ed internazionali.

 

 

Rodolfo Ricci

Roma, Gennaio 2002

 

 

Breve disamina della prospettiva del VOTO all’Estero

 

La recente approvazione della Legge per l’esercizio di voto all’estero, seguita alle modifiche costituzionali approvate nella passata legislatura e che  istituisce la “circoscrizione estero” , pone sotto una nuova luce la vicenda dei circa 4 milioni di italiani residenti oltre i confini nazionali (stando ai dati delle anagrafi consolari), ed obbliga le forze politiche e sociali ad impegnarsi in modo nuovo e più pregnante rispetto ai modi e alle forme di interlocuzione con questa realtà estremamente significativa, paragonabile per entità ad una media regione italiana, la cui rappresentanza parlamentare potrebbe risultare determinante a livello di equilibri politici nazionali (18 parlamentari, 6 senatori e 12 deputati).

 

Gli unici dati di paragone esistenti per capire le possibili tendenze del voto sono le elezioni dei Comites (Comitati degli italiani all’estero eletti su base di circoscrizione consolare) e le elezioni per il Parlamento Europeo.

Per quanto riguarda il voto per i Comites, hanno votato in tutto il mondo, poco più di mezzo milione su un totale di circa 2,5 milioni di aventi diritto (individuati sulla base dell’AIRE- Anagrafe degli italiani residenti all’estero); pur non essendo presenti liste di partito, le forze sociali (Associazioni, Patronati, ecc.) di orientamento di centrosinistra hanno acquisito un buon risultato, e lo spettro di queste rappresentanze risulta orientato per la grande maggioranza sul centrosinistra per quanto riguarda l’Europa; molto più equilibrato è risultato il voto in America Latina e negli USA, con una leggera prevalenza della destra; non si è votato in Canada e in Australia, dove tuttavia, è presumibile una prevalenza delle forze di centrosinistra o un pareggio.

 

In occasione del voto per il Parlamento Europeo, gli italiani residenti nei paesi comunitari hanno la possibilità di optare per il voto per le liste italiane (che si effettua presso seggi istituiti dai singoli Consolati), oppure per le liste dei Paesi di residenza.

Non è nota la percentuale precisa di coloro che nelle ultime elezioni hanno optato per le liste locali, ma, stando ai risultati sopra riportati, essa dovrebbe teoricamente essere almeno 10 volte maggiore a quella di coloro che ha optato per le liste italiane;anche in realtà, sappiamo che è estremamente alto il numero di coloro che hanno disertato il voto. In Germania Federale, da stime delle autorità tedesche, espressero il voto solo il 20% degli aventi diritto.

Sempre per restare ai paesi comunitari, gli aventi diritto sono complessivamente circa 2 milioni; a questa cifra deve aggiungersi la Svizzera, che nel caso delle elezioni politiche, dispone di un bacino elettorale di circa mezzo milioni di elettori.

 

Complessivamente, secondo l’attuale anagrafe consolare, la cui attendibilità è comunque relativa, gli aventi diritto in tutto il mondo, si aggirano sui 3, 5 milioni, cifra paragonabile a quella di una media regione italiana che tuttavia, per il meccanismo imposto dalla legge di recentissima approvazione, consente l’elezione di 18 parlamentari in totale, di cui 12 alla Camera e 6 al Senato.

Una indicazione precisa su questa presenza si avrà solo con l’aggiornamento dell’Anagrafe per la quale sono stati riservati i fondi che erano previsti dal recente Censimento per l’estero.

Entro il 2003 l’aggiornamento dell’anagrafe consolare e quindi degli elenchi degli elettori dovrebbe essere completata.

 

Una campagna elettorale nella enorme circoscrizione estera non può essere immaginata secondo parametri e modalità “italiane”.

C’è bisogno di sviluppare una intensa attività di informazione, di coinvolgimento delle collettività in attività non esclusivamente politiche, ma piuttosto sociali, economiche e culturali; una attività di tale natura deve poter contare su tutte le postazioni che le organizzazioni sociali e sindacali della sinistra e del centrosinistra nel corso della seconda metà del ‘900 hanno costruito; si tratta per lo più di organizzazioni associative e di servizio, che hanno acquisito credibilità e bacini di utenza grazie alla loro capacità di risposta rispetto ad un variegato spettro di bisogni che vanno da quello relativo alla previdenza e alla tutela, alla lingua, al sostegno scolastico, alla formazione ed orientamento professionale, alla creazione di microimpresa, e più in generale alle battaglie per l’integrazione e il riconoscimento dei diritti di cittadinanza nei paesi di accoglimento.

 

Queste postazioni costituiscono il punto di riferimento fondamentale per il coinvolgimento degli italiani all’estero nella campagna elettorale futura.

Il consolidamento o il rilancio di tali strutture è dunque per la sinistra un fattore strategico fondamentale.

Accanto a ciò vanno sviluppate ed approfondite le relazioni ed i rapporti con i movimenti sociali e politici della sinistra in tutti i Paesi, come fattore di supporto e di trasparenza “internazionalistica” del voto. Tutti i cittadini italiani che votano per le forze di sinistra nei paesi di residenza, devono poter votare nello stesso modo in occasione delle prossime politiche.

Tale auspicio potrà sembrare ridondante o tautologico; purtroppo non lo è; soprattutto oltreoceano, in America del nord e del sud, gli italiani voteranno chi andrà a trovarli, a parlare con loro, spesso a prescindere dalla opzione politica che rappresenta. E nello spettro di interlocutori acquisiranno maggiore importanza le associazioni regionali. Se così è, la presenza, il raccordo con le forze locali (associazioni) e con le istituzioni regionali, provinciali e comunali, diventa fondamentale.

 

Sono oltre 350 gli eletti di origine italiana nei diversi parlamenti nazionali dei Paesi di emigrazione.

Di questi, ben due terzi, sono esponenti di forze politiche di centrosinistra. Inoltre, nei Paesi comunitari, sono diverse migliaia gli eletti nei parlamenti provinciali, comunali o regionali delle seconde e terze generazioni di migranti.

Tutti coloro, assieme agli eletti nei Comites e nel CGIE, costituiscono il mediatore culturale e politico fondamentale per legare il “senso” del voto per il Parlamento italiano, a quello locale.

Con essi vanno costruiti al più presto momenti di interlocuzione e di coinvolgimento.

 

Tutta l’attività di preparazione del voto, va iniziata da subito, poiché è del tutto improbabile riuscire ad ottenere un esito soddisfacente lavorando negli ultimi mesi della attuale legislatura.

E come già accennato, l’attività politica va abbinata allo sviluppo di concrete attività di cooperazione sociale, culturale ed economica che devono poter coinvolgere le strutture centrali e periferiche della sinistra, sia sul livello politico-sociale, che su quello culturale ed economico.

 

Modalità del voto

 

Particolare attenzione va prestata alle modalità del voto: la Legge, istituisce la Circoscrizione estera con una sottoripartizione che assicura ad ogni area continentale almeno 1 deputato e 1 senatore, per un totale di 8 parlamentari (Europa e Nord-Africa, America del Nord, America del Sud, Oceania). Il rimanente gruppo di sei parlamentari viene attribuito proporzionalmente al numero dei voti espressi nelle singole ripartizioni: l’Europa e l’America Latina saranno quindi le aree maggiormente rappresentate.

 

Si vota su liste proporzionali, contrariamente a quanto avviene in Italia.

Ciò costituisce una ulteriore complicazione relativamente alle modalità di aggregazione del voto, per cui è auspicabile e necessaria una convergenza ampia su candidati che possano costituire riferimento complessivo per i due poli, e per quanto riguarda il centrosinistra, per tutto lo spettro politico, dalla Margherita, ai DS, a Rifondazione, passando per l’Italia dei Valori, i Verdi e i Comunisti Italiani.

 

E’ da evitare che Verdi e Rifondazione, che hanno votato contro l’approvazione della Legge, siano spinti a sostenere una posizione di testimonianza in occasione del voto; con essi va invece costruito da subito un rapporto di condivisione delle prospettive e dei programmi, e un coinvolgimento attivo nella determinazione delle potenziali candidature.

 

Legate, anche se apparentemente in modo indiretto, al tema “voto”, sono le questioni relative alla modifica delle Leggi istitutive di CGIE (Consiglio Generale degli Italiani all’Estero) e dei Comites (Comitati degli italiani all’estero).

 

In presenza della Legge per il voto, è infatti da riconsiderare ruolo e funzioni del CGIE (attualmente massimo organo di rappresentanza degli emigrati italiani, con poteri consultivi), nonché sulle modalità della sua elezione (attualmente si tratta di elezioni di secondo grado, realizzate dagli eletti nei Comites, e da rappresentanti del mondo associativo e di servizio).

E’ da evitare a nostro parere, l’elezione diretta dei rappresentanti del CGIE, che riprodurrebbe una dinamica di difficile praticabilità analoga a quella per il voto, con rischi di emersione di gruppi di interesse con disponibilità di notevoli risorse economiche, o con la necessità di far scendere in campo nuovamente i partiti; in questo caso, l’elezione del CGIE, costituirebbe una nuova disputa elettorale che si sovrapporrebbe al voto e rischierebbe di costituire un doppione di rappresentanza; siamo quindi dell’opinione che sia più opportuno riconfermare modalità di elezione di secondo grado, facendo emergere la natura di rappresentanza di base, di mediazione sociale della società civile, più che strettamente politica, di questo organismo, che proprio per ciò potrà continuare a costituire un elemento propositivo, di interlocuzione e controllo dell’attività parlamentare.

In questo senso, anzi, una riforma del CGIE, dovrebbe chiarire e rafforzare questa specifica funzione.

Nell’ipotesi alternativa, in cui il Parlamento vari una riforma costituzionale di ampio respiro sul federalismo, con l’istituzione della Camera delle Regioni in sostituzione del Senato, può essere, al contrario, presa in considerazione l’ipotesi di una trasformazione del CGIE in rappresentanza “regionale”, pur di una regione virtuale, e quindi di una sua abolizione o integrazione nella Camera delle Regioni.

 

 

 

Tabella - Elezioni Europee

Il voto in loco per le 5 grandi circoscrizioni elettorali

I risultati del voto nei Paesi dell'UE a confronto con il dato nazionale

 

TERRITORIO NAZ. E U.E.

PAESI U.E.

(Voto in loco)

VOTANTI

69,8%

19,4%

LISTE

 

Seggi

Voti validi

%

 

Voti val.

%

DEMOCRATICI SINISTR.

 

15