approvato dal
Consiglio Nazionale del 2 luglio 2004
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Il gruppo di lavoro insediatosi su mandato del Consiglio generale di giugno 2003 ha discusso, in ripetuti incontri svoltisi nei mesi di ottobre e novembre 2003, febbraio, marzo aprile e maggio 2004, intorno alle modalità di rilancio della Federazione . Il presente testo che si sottopone alla valutazione dei compagni dell’Assemblea FIEI è la rielaborazione ragionata di tale dibattito formulata dalla segreteria della FIEI.
La missione della FIEI così come definita nell’atto costitutivo e riassunta nell’Art. 1 (Principi) e Art. 2 (Progettualità) viene riconfermata nei suoi termini e cioè nell’obiettivo di riaggregare le collettività italiane all’estero e di immigrazione in Italia, di rivitalizzare ed adeguare il tessuto associativo intorno al nucleo essenziale delle esperienze e delle ispirazioni ideali delle organizzazioni promotrici (FILEF ed Ist. F.Santi), a partire dalla “convergenza politica ed operativa tra le due organizzazioni promotrici” richiamata all’art 1 dello statuto.
L’esperienza dei primi anni di vita della Federazione, durante i quali la FILEF e l’Ist. F.Santi a livello centrale hanno continuato ad operare, analogamente agli anni precedenti, in una situazione complicata da pregresse difficoltà economiche che ne imponevano innanzitutto il risanamento, ha registrato difficoltà di ordine organizzativo e carenza di energie umane e finanziarie con cui sviluppare il programma definito all’atto della fondazione.
Analogamente, salvo alcune limitate eccezioni le strutture regionali hanno evidenziato problemi di carattere funzionale e limiti nel perseguimento della costituzione partecipata di strutture FIEI effettivamente rappresentative.
Conseguentemente l’obiettivo della realizzazione della FIEI in Italia ed all’estero, sul piano delle concrete attività è stato parzialmente mancato per il fatto che è prevalsa al centro e nel territorio, l’iniziativa di FILEF e F. Santi in quanto tali, come emerge dalle attività nelle consulte regionali, nel rapporto con i Comites, nelle attività formative e di ricerca, ecc..
Sono mancati quegli interventi “di orientamento, di coordinamento e di sostegno dell’associazionismo a livello regionale e all’estero in unità con i sindacati italiani e locali” pur indicati dall’art 1 dello statuto.
Sono state appunto Filef e Santi, in quanto tali, che hanno svolto un’azione importante nel recuperare, nel frattempo, tutto un tessuto di relazioni con realtà, organizzate e non, soprattutto all’estero, contribuendo, nell’ambito della discussione tra le organizzazioni democratiche, laiche e progressiste, alla riapertura di una discussione utile per la definizione complessiva del ruolo delle nostre collettività emigrate ed immigrate, individuando nuove opportunità di sviluppo nelle relazioni tra gli italiani all’estero e l’Italia.
Hanno pesato nella costruzione della FIEI, oltre le chiusure localistiche o le gracilità organizzative anche l’assenza di una articolazione della segreteria e della presidenza nazionali per funzioni di lavoro collegiale e per responsabilità individuali. La segreteria della FIEI, ha tuttavia stimolato fortemente l’interesse e l’impegno delle parti sociali (sindacati) e politiche (partiti), del CGIE, della CNE, con indicazioni ed orientamenti utili alle istituzioni centrali e a regionali, i cui piani annuali e linee di intervento su questioni centrali, come quelli della scuola, della formazione, della cultura, della ricerca, del partenariato sociale ed economico tra Italia e paesi di residenza dei nostri connazionali, hanno assorbito gran parte della elaborazione teorica e dell’attività propositiva della struttura centrale.
Un altro fondamentale contributo alla discussione e all’impostazione politica è stato costituito dalla scelta della FIEI di affrontare e fare affrontare, ogniqualvolta venivano all’attenzione dell’opinione pubblica, le questioni dell’immigrazione terzomondiale in Italia e in Europa, parallelamente ai problemi delle nostre collettività emigrate: la grande questione dei rapporti nord-sud del mondo, indotti dalla globalizzazione neoliberista, hanno trovato nell’azione della FIEI un continuo richiamo non solo teorico, ma concretizzato in numerose occasioni, in Italia e all’estero, attraverso iniziative politiche, progetti pilota di ricerca, seminari e corsi di formazione e orientamento, produzione di specifiche pubblicazioni, di film-documentari, interventi questi che sono stati portati avanti distintamente da Filef o dall’Editrice Filef o dall’Istituto Fernando Santi.
Sulla tematica generale della pace, del terrorismo e del rifiuto della guerra come metodo di risoluzione delle controversie internazionali, la FIEI come anche la Filef ed il Santi, sono stati in questi anni in prima linea sia a livello nazionale che locale. Una partecipazione assidua al più vasto momento di mobilitazione democratica nazionale ed internazionale contro la guerra e per la pace ha visto attive tutte le tre sigle nei momenti di mobilitazione della società italiana, sulla stampa e attraverso l’utilizzazione dei siti associativi, imponendo, in alcune circostanze importanti al CGIE e al complesso dell’emigrazione organizzata un’agenda di discussione che non esulasse da questi fondamentali questioni.
Questo impegno politico della FIEI ha costituito una novità non secondaria nel mondo della rappresentanza dell’emigrazione italiana, ancorato ancora in buona parte, dentro e fuori il CGIE, ad una visione autoreferenziale dei problemi e degli ambiti di discussione.
L’azione della FIEI, nelle occasioni di confronto con le forze politiche ha avuto una sua specifica rilevanza ed ha consentito di ampliare la tradizionale lettura data del mondo dell’emigrazione, anche se forse, i risultati più consistenti di questo operato sono da rilevare soprattutto negli ambienti della ricerca, della cultura, dell’intellettualità che si occupa di migrazioni; negli ultimi anni sono stati numerosi gli studi e le pubblicazioni, le tesi di laurea che citano le organizzazioni aderenti alla FIEI, per i progetti innovativi realizzati, per l’approccio innovativo alle questioni migratorie .
In alcuni casi, le iniziative della FIEI, della FILEF, dell’Istituto F. Santi e di alcune organizzazioni ad esse collegate hanno conquistato spazi importanti nella stampa nazionale e di diversi paesi e riconoscimenti ufficiali importanti.
Se quindi si può dire che, verso l’esterno la FIEI nazionale ha raggiunto risultati di un certo significato, al suo interno (e cioè nella gran parte del tessuto associativo Filef e Santi, o ad esse aderenti, -non solo al centro, ma anche a livello regionale e nei paesi d’emigrazione-) è stato per lo più impossibile operare come FIEI.
Si continuano a registrare grossi limiti e dunque vi è necessità di decidere una vera svolta.
Limitato è il numero delle federazioni FIEI costituite in Italia ed all’estero.
Laddove costituite, per lo più queste sono restate “sulla carta” .
La coincidenza in molti nostri dirigenti, di responsabilità partitiche, di patronato e di associazione e dunque l’esistenza di una diversa pluralità di referenze e mediazioni locali e nazionali non ha fatto scommettere ed “investire” in modo convinto sulla crescita autonoma della federazione .
Per affrontare correttamente questo snodo fondamentale del problema è necessaria una breve premessa, più volte richiamata, ma ancora importante per comprendere il percorso che abbiamo di fronte.
La maggior parte delle nostre organizzazioni, pur avendo una natura associativa, si è storicamente rapportata strettamente nel passato ai due partiti della sinistra italiana, il Pci ed il Psi di cui FILEF e F.Santi costituivano una necessaria articolazione operativa (soprattutto perché all’estero è stato sempre difficile agire come partiti e ad un certo punto, a nostro giudizio, inopportuno). La crisi della fine degli anni ’80, inizio anni ‘90, ha accelerato una oggettiva difficoltà già presente dentro l’associazionismo di emigrazione, specialmente di quello nazionale, che ha portato alla scomparsa di molte organizzazioni ed all’indebolimento generale di altri. Sono stati oltre dieci anni di generale scomposizione e frammentazione di ciò che fino ad allora, seppure in contesti conflittuali, il sistema dei partiti riconduceva ad unità.
Organizzazioni come la FILEF e l’Ist. F.Santi ed i propri dirigenti, pur con traiettorie diverse e con diversa complessità di crisi, sono rimaste sole nel tentativo di salvare il salvabile o di recuperare una capacità operativa improbabile nel breve- medio periodo a causa della priorità da dare al risanamento delle situazioni finanziarie disastrose ed al consolidamento delle limitate realtà ancora operative.
Allo stesso tempo, i gruppi dirigenti di altre grandi associazioni, in specie quelle legate più o meno organicamente ai partiti o nell’orbita di qualche patronato restavano ancorate all’orizzonte del collateralismo. Queste associazioni, nell’area del centrodestra ma non solo, non si pongono neanche oggi il problema dell’autonomia politica e progettuale che, se fatta propria, li priverebbe dei molti sostegni goduti e di una legittimazione in alcuni casi risultata premiante come ci conferma la recente vicenda delle nomine governative per il CGIE.
Per noi, al contrario, l’autonomia è invece un vero e proprio impegno che costantemente intendiamo ribadire e garantirci.
Pensiamo che i compagni che oggi hanno responsabilità di direzione di strutture di partito- ai diversi livelli- dirigendo al contempo strutture delle associazioni della Fiei debbano valutare, come noi riteniamo, la necessità di dedicare il loro impegno esclusivamente alla costruzione della FIEI.
La contestuale direzione di strutture di sevizio, di partito e della FIEI, è elemento che non aiuta ad attuare la volontà da noi in più occasioni affermata di evitare, come associazione nuovi collateralismi e condizionamenti che oggettivamente incidono sulla nostra scelta di autonomia.
La crisi non è stata ancora del tutto attraversata per molte delle nostre associazioni. Accanto ad esempi significativi di recupero di energia e di entusiasmo, di sviluppo di concrete iniziative, di rilancio dell’aggregazione, permangono situazioni di stasi, quando non di abbandono.
Allo stesso tempo, significative novità sono emerse sui versanti che ci riguardano dell’emigrazione e dell’immigrazione.
Anche i nuovi partiti hanno creato nuovi collateralismi, si sono date le proprie associazioni d’emigrazione presenti ora nella CNE.
La difesa dell’associazionismo, in quanto tale, appare difficile anche per l’uso strumentale e fuorviante, contrapposto alle forze politiche, avanzato dal ministro degli italiani all’estero.
Comincia ad emergere tuttavia, un nuovo associazionismo sia all’estero che in Italia del quale è presto per poter dire se sarà all’altezza dei compiti, e che viene alla luce sotto lo stimolo e con i finanziamenti di numerose regioni anche se in chiave fortemente localistica.
Vi sono nell’area delle migrazioni nuove associazioni culturali, di giovani, associazioni create per la risoluzione di specifici obiettivi o per erogare servizi da offrire alla collettività, oppure associazioni di relazioni tra la realtà italiana e quella di accoglimento con le quali è importante aprire un colloquio -evitando logiche d’inglobamento, ispirate ad una errata dimensione, meramente quantitativa, dei processi di riorganizzazione dell’associazionismo- ed apprezzare la qualità delle proposte.
Nella volontà di aggregare nuove energie intorno al nucleo delle associazioni Filef e Santi occorre infatti privilegiare il requisito della condivisione di principi e di un progetto non meno delle finalità, dei modelli organizzativi e delle modalità di perseguimento degli obiettivi.
Occorre essere d’accordo sul tipo di associazionismo che si vuole per governare i processi in atto nella realtà dei migranti.
L’esperienza c’insegna che più facilmente si riesce a mettere d’accordo forze anche eterogenee se si tratta di respingere gli attacchi ai diritti e di opporsi alla emarginazione del mondo del lavoro. Se però si passa alla delineazione di un progetto e di un programma associativo – cosa che un congresso deve fare-, se a fronte di problemi da risolvere bisogna indicare le strategie più idonee ed i modi per realizzarle la cosa migliore è operare, in omogeneità, con forze che vogliono stare insieme per raggiungere gli stessi obbiettivi e che si rendono disponibili al confronto ed all’azione comune con tutti quelli che vogliono battersi per il cambiamento nel governo e nella società.
L’accordo più ampio può rafforzare la piattaforma degli obiettivi dati.
Se è vero, come è vero, che il quadro strutturale mondiale è cambiato, che le ragioni di scambio non sono le stesse di ieri e se la globalizzazione porta le sfide democratiche e per i diritti in una dimensione planetaria, non è indifferente il giudizio che diamo sulla prospettiva e sulle ricette da adottare anche sul tema della emigrazione e della immigrazione.
L’apparente sfaldarsi del blocco sociale che è prevalso negli ultimi dieci anni ha aperto nelle forze politiche realmente riformatrici e nei sindacati un confronto sulle risposte da dare, sul ruolo dei partiti e della più complessiva articolata realtà sociale.
Su tutto ciò anche all’interno della FIEI si sono evidenziate e si evidenziano nel tempo, linee, punti di vista e sensibilità che sono una risorsa se, ricordandoci di essere una federazione, ne rendiamo effettiva la sintesi su posizioni alle quali tutti poi si attengano nell’azione quotidiana.
Sul versante poi dell’immigrazione, sia a livello nazionale che locale sono emerse esperienze importantissime di associazionismo di italiani, solidale, di assistenza e di servizio verso i concittadini immigrati.
In alcuni casi le nostre organizzazioni Santi e Filef localmente sono diventate reali punti di riferimento di molti immigrati.
Rispetto a questa situazione ed alle complesse tematiche sottese, la necessità oggettiva di adeguamento del nostro quadro di riferimento, è evidente.
Occorre, ovunque, occuparci meglio e di più della realtà degli immigrati.
Al riguardo la FIEI non può restare solo la sommatoria delle esperienze residue di FILEF e F. Santi, ma deve svolgere un suo sempre più visibile ruolo sui temi dell’immigrazione.
La tradizione e le ispirazioni attuali delle due organizzazioni promotrici della FIEI, restano comunque essenziali per fornire uno specifico contributo politico, in tema di migrazioni, nel contesto del movimento dei lavoratori promosso dalle organizzazioni sindacali come anche della più generale mobilitazione in atto cui contribuiscono ampi settori, organizzati e non, della società civile che pur con diversa ispirazione ideale e con progetti diversi, si ritrovano, e noi fra loro, uniti nella difesa di principi irrinunciabili come la pace, il lavoro, i diritti dell’uomo.
Per fornire un contributo maggiormente incidente è indispensabile essere promotori di un rilancio del più generale associazionismo a partire dal rafforzamento della FIEI, fondato sulla unitarietà interna e la condivisione dei fini da parte delle associazioni che con noi vogliono impegnarsi.
La CNE è una sede che, ad oggi, non ha dato buona prova di sé ed ha mostrato di non essere il miglior strumento né la sede più idonea per suscitare iniziative di rinnovamento.
Occorre puntare, se le condizioni lo consentiranno, assieme al rinnovo urgente dei suoi organismi oggi scaduti ed in prorogatio, ad una stagione nuova e diversa di un organismo sovente occasione di un consociativismo improduttivo.
Anche per la FIEI vi è un problema di scelta di un ampliamento della base associativa, a partire da un più esteso radicamento territoriale delle Filef e Santi aderenti e dal rinnovo dei suoi organi statutari.
Da quanto evidenziato sarebbe del tutto improduttivo all’interno di una federazione chiedere il dissolvimento per decreto o l’irrigidimento organizzato degli elementi distintivi pur presenti nelle due ispirazioni politiche alla base della costituzione della FILEF e dell’Ist. F.Santi.
Occorre invece valorizzare quanto oggi attuale e fecondo sapendo che operiamo in un quadro profondamente cambiato nel quale la nostra azione deve muovere da una serie raccordata di principi fondanti, dalla coerenza con le nostre rivendicazioni, in autonomo confronto con tutti, fermamente rivolto a costruire il futuro.
Le due organizzazioni hanno peraltro, in buona parte, metabolizzato e coerentemente elaborato, pur con accenti e sensibilità diverse, linee d’intervento ora esplicitamente riformiste ora più marcatamente antagoniste, in una conciliazione che da occasionale deve divenire sintesi condivisa, autonoma strategia d’intervento nel sociale. Si tratta di un patrimonio d’idee che trova fondamento e sostegno nell’intera vicenda delle due associazioni promotrici della FIEI e che ha loro consentito, ad esempio, di strutturare, e non a caso, un importante rapporto privilegiato con la maggiore organizzazione sindacale italiana, la CGIL, ove, con dinamiche e con logiche precipuamente sindacali, il rispetto del pluralismo e delle sensibilità ha sempre trovato forme di espressione e sedi di sintesi interna. Il che ha favorito accanto all’unità interna, la tendenza tra alti e bassi prevalente nel tempo, alla unità sindacale come principio fondamentale di costruzione della rappresentanza del mondo del lavoro.
L’occasione del congresso deve essere la sede della stabilizzazione di una linea chiara, motivante, fortemente condivisa a tutti i livelli.
La FIEI deve anche saper guardare, come richiamato nello statuto, con rinnovata attenzione all’intero movimento sindacale confederale unitario dei lavoratori la cui concorde azione, oggi più evidente che nel passato recente, è la condizione imprescindibile per contrastare tendenze antiriformatrici e per realizzare veri processi di riforma nel nostro paese.
Il raccordo e la collaborazione con la CGIL, nell’autonomia e nella distinzione di ruolo e funzioni, la ricerca di intese con l’associazionismo di emigrazione ed immigrazione assieme al rapporto di interlocuzione e confronto, nella distinzione, di ruoli e funzioni con tutto le forze politiche dell’Ulivo, seguitano a costituire il quadro di riferimento della FIEI.
Rispetto alla dimensione di governo locale, regionale, nazionale e comunitaria, la FIEI si pone come interlocutore critico e propositivo delle istituzioni a sostegno della integrazione dei cittadini migranti ovunque essi si trovino, nel rispetto della loro cultura intesa come fattore di arricchimento delle società d’accoglienza.
La strutturalità dei fenomeni migratori, della mobilità delle forze di lavoro e intellettuali, configura scenari nuovi ed inediti anche rispetto a tutta la casistica dei diritti, sociali e civili.
Dobbiamo abituarci a vivere in un mondo che è un permanere di mondi, ove l’assimilazione e l’omogeneizzazione costituiscono dei rischi o quantomeno fattori di impoverimento sociale e culturale. La categoria della differenza, del permanere e dell’accettazione critica delle differenze, costituisce invece l’unica prospettiva di concreto arricchimento delle nostre società.
Proprio per questo sono comprensibili l’esercizio di voto all’estero per i nostri emigrati come l’estensione del voto agli stranieri presenti in Italia, a partire da quello amministrativo che si richiede sia dato dopo tre anni di permanenza in Italia.
E proprio perché le comunità migranti costituiscono un enorme bacino di risorse culturali, sociali ed economiche, possiamo anche ipotizzare che queste collettività possano svolgere una funzione fondamentale nel riequilibrio delle ragioni di scambio tra nord e sud del mondo, nel loro essere a cavallo tra mondi diversi, portatori di più lingue, più culture, più saperi.
Se queste sono le premesse, i principi da cui muoviamo e gli obiettivi che ci poniamo, la FEI va attrezzata ed adeguata a tale finalità.
Il congresso sarà la sede idonea per raccordare l’organizzazione agli impegnativi compiti che ci si propone.
Occorre modificare in alcuni punti lo statuto.
Va formalizzata e statutariamente definita una adesione aperta alla Federazione da parte di ogni associazione di emigrazione e immigrazione – nazionale, regionale ed all’estero- che condividendo i principi e gli scopi, faccia richiesta di aderire; è indispensabile configurare l’organizzazione in modo coerente rispetto alla funzione di rappresentanza allargata (in Italia e all’estero, sia dell’emigrazione che dell’immigrazione).
Va ipotizzata allo stesso tempo una funzione di gestione che deve coniugare agibilità finanziaria, rapidità nella assunzione di decisioni, adeguamento funzionale dell’ampio spettro di questioni e di materie con cui ci si deve misurare.
Rispetto alla questione “adesioni-rappresentanza”, si propone che la FIEI, in quanto Federazione e non singola associazione, acquisisca adesioni di organizzazioni che si occupino esclusivamente di emigrazione e di immigrazione, escludendo, dopo il congresso, adesioni a titolo personale.
E’ tuttavia possibile che successivamente al congresso -in una fase più avanzata di organizzazione- si verifichino le condizioni che consentano anche un tesseramento individuale da realizzarsi congiuntamente al tesseramento delle singole organizzazioni aderenti, analogamente a quanto avviene per organizzazioni come ARCI o ACLI.
Rispetto allo Statuto vanno, tra gli altri, quindi, modificati gli Artt. 3 e 9 dello Statuto che sono intimamente contraddittori, aprendo da una parte il Consiglio Generale (o Assemblea) alla partecipazione dei rappresentanti di tutte le organizzazioni che ne facciano richiesta, con possibilità di voto (aggiungendoli agli attuali soci fondatori), e nel medesimo tempo derogando dalle adesioni individuali.
Vanno conseguentemente modificati anche gli articoli riguardanti gli organismi della FIEI.
Allo stesso tempo è importante trovare un meccanismo di equilibrio che garantisca la rappresentanza equilibrata tra le varie realtà regionali o di paese.
E’ auspicabile poter acquisire adesioni che siano rappresentative sul piano della esperienza e qualità specifica delle persone ma anche di genere o generazionale .
Il Consiglio Generale (Assemblea dei soci fondatori) decide, nel contesto della conferenza d’organizzazione, la sua integrazione con un numero di nuovi soci concordato al suo interno e su proposta della segreteria tenendo a riferimento le strutture regionali e dall’estero Filef e Santi. Questa assemblea esprimerà in sede congressuale
il ”Comitato dei regionali e dei paesi” che diverrà l’organo direttivo della Fiei.
Statutariamente il “Comitato dei regionali e dei paesi”, eletto dal congresso, avrà il compito di prendere in esame le domande di adesione di associazioni di emigrazione che ne facciano richiesta.
Similmente Filef e Santi regionali ed all’estero convocheranno una assemblea d’avvio della FIEI aperta a nuove adesioni, d’intesa con il nazionale e secondo un piano di riunioni temporalmente definito.
Vi invitiamo a riflettere sulla possibile composizione numerica degli organismi da eleggere al congresso; rispetto agli organismi di direzione della Federazione si propone quanto segue:
- Una Presidenza composta di 3/5 membri
- Una Segreteria composta di 6 membri
La segreteria svolge collegialmente le funzioni di direzione, articolando al suo interno le responsabilità di coordinamento e gestione delle attività della FIEI.
Un Direttivo (o Comitato dei Regionali e dei Paesi) composto di 25-31 membri in rappresentanza delle realtà regionali e di paese più significative di cui fa parte di diritto la Segreteria. La suddivisione proposta è: 15 membri italiani (di cui sei membri della segretaria) e 16 membri dall’estero.
Nell’ambito della Presidenza, un Presidente e un Vicepresidente.
Nell’ambito della Segreteria, un Segretario Generale e un Vicesegretario Generale con attribuzione di competenze.
I componenti la Presidenza e la Segreteria restano in carica per due mandati non rinnovabili.
Gli organi di cui sopra sono tutti definiti dal Consiglio Generale.
Un Comitato tecnico-scientifico, consultivo, nominato dal Direttivo su proposta della segreteria, di cui fanno parte eminenti personalità del mondo scientifico, sociale e culturale.
Tutte le strutture FILEF e F. Santi partecipano al congresso della FIEI.
Le richieste di adesioni di associazioni che nel tempo si sono collegate di fatto con Filef e o con il F. Santi o che abbiano realizzate distinte ed autonome intese operative verranno prese in esame dopo il rinnovo congressuale degli organismi della FIEI.
A livello regionale e di paese, successivamente al Congresso, sulla base di un apposito piano promosso e coordinato dalla FIEI nazionale, si realizzeranno entro i primi sei mesi, assemblee costitutive su iniziativa congiunta delle associazioni Filef e F. Santi locali aperte anche ad altre associazioni di emigrazione ed immigrazione che definiranno articolazioni e organi dirigenti delle singole FIEI regionali, di paese o di area all’interno dei singoli paesi, in armonia con quanto previsto dallo Statuto della FIEI Nazionale.
Il prossimo Congresso della FIEI costituisce l’esito del percorso di convergenza politica ed operativa della FILEF e dell’Ist. F.Santi.
Si tratta ora di trovare sui contenuti della politica migratoria che sul modo di organizzare l’operatività una comune definizione.
Allo stesso tempo da tale convergenza, conseguentemente, una volta definitivamente delineato il programma, riprecisata la missione, l’attività e la struttura della FIEI, vanno evitate duplicazioni tra le tre sigle, pena l’oggettivo fallimento del progetto FIEI.
La proposta del gruppo di lavoro assume quella già individuata in sede delle ultime assemblee e cioè che FILEF e F. Santi pur mantenendo la loro presenza organizzata tra gli italiani all’estero ed il loro ruolo di raccordo con le comunità italiane in quanto promotrici della FIEI, federazione di associazioni, attribuiscano la funzione politica di rappresentanza a FIEI stessa, maggiormente definendosi come soggetti operativi altamente qualificati in raccordo e supporto alla funzione politica di FIEI, con compiti quali la ricerca, la formazione, la produzione culturale, la pubblicazione, interventi concreti nel campo dei servizi per i migranti, del monitoraggio dei fenomeni migratori, ecc.
Va verificata l’ipotesi che la Editrice FILEF srl, rinnovando il consiglio di amministrazione ed assumendo la possibile nuova denominazione di FIEI editrice srl, pur nella autonoma collocazione nel mercato possa collaborare, con decisioni di volta in volta assunte, alle attività pratiche della FIEI.
I soci, in tal caso verranno indicati dalla Segreteria della FIEI.
Andranno allora definiti, in ogni caso, più precisamente, i compiti della stessa anche al fine di evitare duplicazioni di ruolo.
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