Leonardo Zanier, poeta migrante e dei migranti ci ha lasciati.

Dopo una dolorosa malattia è deceduto la sera del 29 Aprile, Leonardo Zanier, già presidente delle Colonie Libere, fondatore dell’ECAP Svizzera negli anni settanta e poi, a partire dal 1988, Presidente della Fondazione Ecap per diciassette anni. I funerali si svolgeranno Martedì 2 maggio alle ore 10, preso il Crematorio di Lugano. La scomparsa di Leo ci rende tutti più soli, come la scomparsa di un genitore. Da lui abbiamo imparato molte cose e credo che gli dobbiamo una grande riconoscenza. Ci mancherà la libertà e la rigorosa schiettezza del suo ragionare e poetare, la sua lucidità e la sua pungente ironia. Qualche estate fa ho trascorso con lui alcune belle giornate a Maranzanis,


 parlando un pò di tutto. Continuava a leggere e ad annotare appunti in ogni momento libero dal dolore che lo assillava. Credo che avessimo entrambi la sensazione che si trattava in qualche modo di un commiato.

Leo è stato molte cose insieme, un emigrato che ha vissuto direttamente l’esperienza della partenza dalla sua terra, la Carnia, “liber di scugnî lâ“, libero di doversene andare, come il titolo di un suo famoso libro di versi degli anni ’60. Approdato in Marocco e in Svizzera, in questo paese si è distinto come attivista e dirigente sociale e politico al servizio dei migranti.

Leo è stato un grande e intelligente organizzatore e soprattutto un innovatore, cosa che riuscì ad esprimere appieno nella sua attività di formatore dei lavoratori migranti fondando l’Ecap Svizzera e producendo una serie di azioni in questo settore che costituirono un punto di riferimento per tutti. Fu anche dirigente nazionale di Inforccop, l’allora struttura di formazione mista della Cgil e della Lega delle Cooperative.

Tra le tante cose inventate e create da Leo Zanier, l’Albergo diffuso, un’esperienza unica di recupero del suo borgo nativo, Maranzanis, spopolato dall’emigrazione e debilitato dal terremoto, che Leo riusci a trasformare in luogo di turismo sociale, partecipato dalla comunità, con una notevole opera di ristrutturazione delle vecchie case contadine riattate per l’accoglienza.

Ma Leo Zanier è stato fondamentalmente un poeta, un intellettuale critico e visionario, in grado, come raramente accade, di dare vita concreta alle sue idee e alle sue visioni. Parlando e lavorando con Leo non mancavano momenti di frizione o di scontro; ma lui si poneva sempre sul tuo stesso livello, senza mai arrogarsi il diritto dell’età o di una saggezza superiore. Ciò che contava era l’argomentazione e il ragionamento, inframezzato da battute spiazzanti che riconducevano sempre l’interlocutore con i piedi per terra o magari a capofitto, dipendeva dai casi.

Non dimenticheremo la vitale giovinezza di Leo, la sua simpatia e curiosità per le persone e per il mondo, il suo incedere con voce grattata; e dovremo rileggere con il giusto tempo che richiedono, i suoi libri e i suoi diari pieni di aperture e di mosse del cavallo, in grado di mettere sotto scacco le tante presunte, posticce verità con le quali abbiamo oggi a che fare.

 

Rodolfo Ricci