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2000
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questa notte scura, qualcuno di noi, nel suo piccolo, è come
quei “lampadieri” che, camminando innanzi, tengono la
pertica rivolta all'indietro, appoggiata sulla spalla, con il
lume in cima. Così il lampadiere vede poco davanti a sé, ma
consente ai viaggiatori di camminare più sicuri. Qualcuno ci
prova. Non per eroismo o per narcisismo, ma per sentirsi dalla
parte buona della vita...». |
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Direttore
responsabile: Stelvio Antonini |
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DALLA
RETE
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notizie qui presentate vengono inserite come vengono ricevute
nella nostra casella postale. Emigrazione Notizie non si assume
nessuna responsabilità relativamente al loro contenuto.
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L’OHIO
E IL NEW MEXICO COME LA
FLORIDA NEL 2000: SE FOSSERO STATI CONTATI TUTTI I VOTI, BUSH AVREBBE
PERSO
QUESTO
ARTICOLO, FIRMATO DA GREG PALAST, È COMPARSO SUL SITO INTERNET WWW.TOMPAINE.COM
(5/11/2004). TITOLO ORIGINALE: “KERRY WON. HERE ARE THE FACTS
So
bene che non volete sentire queste cose. Non si può assistere ad un'altra
elezione rubata. Ma non ho alcuna scelta. Come giornalista che esamina
quella maionese impazzita che è la democrazia americana, è il mio lavoro
dirvi chi ha davvero preso il maggior numero di voti negli Stati decisivi:
martedì, in Ohio e New Mexico, è stato John Kerry.
La maggior parte degli elettori in Ohio pensava di votare per Kerry.
All’1.05 di mercoledì mattina, gli exit poll della CNN mostravano Kerry
in vantaggio su Bush tra le donne dell'Ohio con il 53% contro il 47. Gli exit
poll sono stati più tardi combinati (e quindi contaminati) con i
risultati dei tabulati, diventando alla fine uno specchio del voto
apparentemente reale. Kerry ha anche sconfitto Bush tra gli elettori
maschi dell'Ohio con il 51% contro il 49. A meno che un terzo genere non
abbia votato in Ohio, Kerry deve avere per forza vinto nello Stato.
Così, cosa è davvero accaduto? Risposta: gli exit poll erano
accurati, i sondaggisti hanno chiesto: "Per chi avete votato?".
Sfortunatamente, però, non hanno fatto la domanda cruciale, "È
stato contato il tuo voto?". Gli elettori non potevano saperlo.
Questo è il punto. Sebbene gli exit poll abbiano mostrato che la
maggior parte degli elettori dell'Ohio ha votato per Kerry-Edwards,
migliaia di questi voti semplicemente non sono stati considerati. Tutto
questo era prevedibile, era già stato previsto più volte. [Vedere ad
esempio l'articolo "An Election Spoiled Rotten", dell’1
novembre, in www.TomPaine.com]
Ancora una volta, al cuore del gioco dei voti non contati in Ohio, mi
spiace dirlo, ci sono i brogli e le schede punzonate male, oltre ad una
serie di trucchi elettorali vecchi e nuovi.
Le elezioni in Ohio non sono state decise dai voti degli elettori, ma da
qualcosa chiamato “spoilage”. È tipico degli Stati Uniti che circa il
3% dei voti non venga contato, ma semplicemente gettato via, non
registrato. Quando i saccenti conduttori televisivi affermano che l'Ohio o
qualsiasi altro Stato è stato conquistato con un margine del 51% contro
il 49, non dovete credergli... semplicemente questo non è mai successo
negli Stati Uniti, poiché il totale dei voti scrutinati non ha mai
raggiunto il 100% netto. La televisione, nel fare questi calcoli,
semplicemente omette i voti scartati.
Quali voti sono stati scartati?
E non tutti i voti sono stati scartati allo stesso modo. La gran parte di
questi voti, come è possibile capire da qualsiasi rapporto ufficiale,
proviene dai distretti afroamericani ed in generale da quelli abitati
dalle minoranze. Abbiamo tutti visto come questo sia accaduto già in
Florida nel 2000. Gli exit poll mostravano Gore con una maggioranza
di almeno 50.000 voti, ma il conteggio ufficiale non ha dato gli stessi
risultati.
Questo è successo perché l'ufficiale preposto al conteggio dei voti, il
Segretario di Stato Katherine Harris, ha escluso 179.855 voti
“spoi-led” (viziati). In Florida, così come in Ohio, la gran parte di
questi voti è stato escluso perché si trattava di schede dove i buchi
non erano stati punzonati in maniera corretta - lasciando quelli che si
chiamano “hanging chad” (il tondino che non si stacca bene dalla
scheda, ndt) - o erano state punzonate più di una volta.
Quali schede sono state scartate? Gli esperti statistici che investigano
lo “spoilage” per conto del Governo calcolano che quest'anno il 54%
delle schede scartate è stato quello di elettori neri (rapporto della
Commissione dei Diritti Umani del Governo U.S.A.).
E questo è il punto: il caso Florida è terribilmente diffuso. La
maggioranza delle schede scartate (si tratta quasi di 2 milioni in totale
per le elezioni del 2 novembre) è quella degli elettori afroamericani o
di altre minoranze etniche.
Quindi ci siamo di nuovo. O, meglio, quindi non ci siamo di nuovo. Poiché
diversamente dall'ultima volta, i democratici non hanno neppure chiesto
allo Stato dell'Ohio di ricontare queste schede non ben punzonate
(chiamate 'sottovoti' nel gergo elettorale). E non hanno neanche chiesto
di verificare almeno quale possa essere l'intenzione di chi ha messo
nell'urna questi 'sottovoti'.
L'Ohio è uno degli ultimi Stati, in America, ad usare ancora le macchine
per il voto con punzonatura. E lo stesso Segretario di Stato dell'Ohio, J.
Kenneth Blackwell, ha scritto prima delle elezioni, che, "con il
metodo della punzonatura, come nel caso delle primarie dello Stato, il
caso di una elezione testa a testa prefigura una calamità tipo quella
avvenuta in Florida del 2000".
Ma questa settimana, Blackwell, un repubblicano di ferro, è stato molto
contento del risultato del voto effettuato con macchine che hanno la
strana abitudine di mangiare voti democratici. Anzi, quando gli è stato
chiesto se avesse paura di diventare il Katherine Harris di quest'anno,
Blackwell ha notato che gli sforzi di Miss Broglio le hanno consentito di
avere un seggio sicuro al Congresso.
Esattamente quanti voti sono stati persi attraverso lo “spoilage”
quest'anno? L'ufficio di Blackwell, è da notare, non ha voluto riferire
esattamente questo numero, benché la legge preveda che debba farlo. Hmm.
Ma sappiamo che, l'ultima volta che si è votato qui, il totale dei voti
scartati in Ohio raggiungeva pericolosamente la soglia-democrazia
dell'1.96%. Le macchine avevano prodotto la loro solita perdita di voti -
110mila voti circa - in gran parte democratici.
L'impatto dei “contestatori” ai seggi
La sconfitta di Kerry è stata innanzitutto e soprattutto causata dai voti
scartati perché punzonati male. Ma il candidato democratico non è stato
sconfitto solo per questo motivo. C'erano anche i “contestatori”.
Questa è la gentile parola usata dal Partito Repubblicano dell'Ohio per
descrivere una tecnica già fatta propria dal buon vecchio Ku Klux Klan:
il tentativo di bloccare migliaia di voti di colore alle urne. In Ohio,
Wisconsin e Florida, il Partito Repubblicano ha fatto in modo di sfruttare
una legge - quasi mai usata prima d'ora - che permette ad osservatori
designati dal Partito di bloccare degli elettori nei seggi e richiedere
che sia loro negata la scheda per votare. I tribunali dell'Ohio sono
inorriditi, e la legge federale proibisce di individuare e discriminare
gli elettori sulla base della loro razza. Ma la nostra Corte Suprema ha
deciso di concedere lo stesso ai repubblicani questa opportunità.
Bisogna dire che alla fine questi contestatori non erano in numero
abnorme, ma comunque c'erano. A causa loro molti elettori hanno dovuto
votare con i cosiddetti “provisional ballot” - un surrogato di scheda
elettorale - che non è detto però siano sempre contati. Blackwell stima
siano 175mila; i democratici parlano invece di 250mila. Dite anche voi la
vostra. Ma visto che quasi tutte le contestazioni
sono state effettuate ai danni delle minoranze, non c'è alcun
dubbio che anche questi “provisional ballot” siano di gran lunga di
elettori democratici. Contate questi “provisional ballot”,
aggiungeteci quindi le schede scartate (è facile scartare le schede
quando è un occhio umano a contare) e vedrete che il totale inizia ad
essere simile a quello degli exit poll iniziali; e, sorpresa,
avrete un altro Presidente. Ricordate bene, secondo i dati ufficiali Bush
ha vinto in Ohio per soli 136.483 voti.
I voti incantati dello Stato incantato
Ora, passiamo al New Mexico, dove una maggioranza a favore di Kerry - se
tutti i voti fossero stati contati - è ancora più ovvia. Prima delle
elezioni, sul sito TomPaine.com, ho scritto: "John Kerry è già
sotto di migliaia di voti in New Mexico, sebbene nessuna scheda sia stata
ancora contata".
E cosa è successo in questo caso? Lo “spoilage”, stupido, e i
“provisional ballot”. La CNN ha affermato che George Bush ha vinto il
New Mexico per 11.620 voti. Di nuovo, la rete televisiva ha detto che
questi dati si basano sul '100%', miracoloso ed inesistente, di voti
scrutinati.
Il New Mexico ha riportato, nella precedente elezione, un tasso di
“spoilage” del 2,68%, e si tratta di voti persi quasi interamente tra
gli ispanici, i nativi americani ed i distretti poveri, zone profondamente
democratiche. Se assumiamo lo stesso tasso di perdita di voti per le
elezioni di martedì, possiamo attenderci che almeno 18.000 schede siano
state cestinate a causa dello “spoilage”.
Lo “spoilage” in New Mexico ha sempre colpito profondamente i
democratici. Gli elettori ispanici dello Stato Incantato, che hanno votato
più di due ad uno a favore di Kerry, hanno una probabilità 5 volte
maggiore che il loro voto sia scartato rispetto a quello dei bianchi.
Basta contare solo questi voti scartati per mostrare che la presunta
maggioranza a favore di Bush in realtà non esiste.
Già ora, l'effetto perverso dello “spoilage” sta uscendo fuori nelle
statistiche elettorali, ed esattamente nei posti in cui ce lo
attenderemmo: nelle aree fortemente ispaniche controllate da ufficiali
elettorali repubblicani. La Contea di Chaves, nell'area del New Mexico
chiamata "Little Texas", ha un 44% di popolazione ispanica,
oltre a una certa percentuale di afroamericani e di nativi americani, ma
George Bush "ha vinto" qui con il 68% dei voti contro il 31% del
suo avversario.
Ho parlato con l'addetto repubblicano della Contea di Chaves prima delle
elezioni, e mi ha detto che è alto il tasso di “spoilage” tra i voti
degli ispanici semplicemente sta a significare che queste persone non
riescono a decidere per chi votare. Buffo: molti ispanici avrebbero
guidato attraverso il deserto solo per poi far registrare la propria
indecisione nelle cabine elettorali.
Ora, lasciatemi aggiungere gli effetti dei “pro-visional ballot” sul
conteggio finale dei voti del New Mexico.
"Stanno uscendo fuori come funghi," ha riferito il giornalista
di Albuquerque, Renee Blake, riferendosi ai “provisional ballot”. Alla
fine ne sono saltati fuori circa 20.000. A favore di chi?
Santiago Juarez, che gestisce il programma "Cittadinanza Fedele"
per conto dell'Arcidiocesi Cattolica del New Mexico, mi ha detto che i
"suoi" elettori, ispanici poveri, che sono sempre stati
identificati come solidi supporter di Kerry, hanno potuto votare solo con
i “provisional ballot”. Agli ispanici sono stati forniti ai seggi
“provisional ballot”, piuttosto che normali schede, subito dopo aver
identificato gli elettori. Alcuni elettori, ha detto Santiago, sono stati
semplicemente cacciati via.
Il vostro party per la vittoria di Kerry
Così, è possibile dire che l'Ohio e il New Mexico hanno votato per John
Kerry (se fossero stati contati tutti i voti).
Ma questo non è accaduto. Nonostante le promesse fatte dal Partito
Democratico che sarebbero stati contati tutti i voti, ancora una volta la leadership
del Partito non ha mantenuto ciò che aveva detto. Perché? Nessun dubbio:
i democratici sapevano bene che per contare tutti i voti “spoiled” e i
“provisional ballot” ci sarebbe dovuta essere la cooperazione del
Segretario di Stato dell'Ohio, Blackwell. Sarebbe stato lui a dover
decidere, in via definitiva, quali voti “spoiled” e quali
“provisional ballot” dovessero essere contati o meno. Blackwell, nella
sua spasmodica ricerca di prendere il posto di Kate Harris, avrebbe quasi
sicuramente detto di no, causando una battaglia legale. Ed i democratici
sapevano bene che i media li avrebbero attaccati duramente per la
decisione di andare al riconteggio.
Che cosa bisogna fare ora? Kerry ha vinto, quindi potete tenere il vostro
party per la vittoria. Ma siate sicuri che le ombre ormai sono scese
sull'America: potrebbe in futuro diventare illegale domandare un pieno
conteggio dei voti ai sensi del Patriot Act III.
Di solito scrivo articoli anche per il giornale londinese, The Guardian.
Molti amici perciò mi hanno chiesto se lascerò di nuovo il Paese dopo la
vittoria di Bush. Ma alla luce del fallimento - per la seconda volta - del
conteggio di tutti i voti, non c'è più bisogno di chiedermelo. È il mio
Paese che ha abbandonato me.
MIGRANEWS NEWSLETTER N.9 15/11/04
Roma.
Due giovani discorrono amabilmente sul presente e sul futuro. Il più
grande, studia ingegneria all’università La Sapienza, predilige i
toni ironici nel rivolgersi al più giovane, liceale scientifico al
quarto anno. Sembrano entrambi soddisfatti delle loro vite.
In
pochi anni i tempi per ottenere la cittadinanza italiana si sono
allungati. Per legge dovrebbero essere 730 i giorni di trepidante attesa
ma oggi si può aspettare fino a quattro anni a partire dalla
presentazione dell’istanza alle Prefetture, gli uffici territoriali
del Governo, che inoltrano le domande per residenza o matrimonio al
Ministero dell’Interno.
Roma
– All´inizio del 2003, il numero di rifugiati nei paesi membri
dell’Unione Europea superava un milione e 900 mila presenze. In Italia
i rifugiati non arrivano a 10 mila: soltanto uno ogni 6.300 residenti.
La cifra, nettamente inferiore a quella registrata in paesi come
Germania Norvegia e Danimarca
«Mio
nonno Rada era un uomo speciale. Il suo mondo magico intessuto di favole
e fantasie, di chiarore lunare e di seta trasparente, era un particolare
mondo ottobrino, ma di quel nostro sereno, calmo dorato ottobre,
all’inizio dell’autunno» ricorda Branko Čopič, autore
della favola in versi
«Il
monte Conero (pochi chilometri a sud di Ancona) costituisce da tempo
immemorabile il punto di ristoro per molte specie di uccelli migratori
che lo incrociano nel loro percorso durante il viaggio dall’Africa
verso l’Europa o viceversa. Nel corso del tempo alcune di queste
specie sono divenute stanziali, altre hanno preferito stabilirsi poco
più a nord
Roma
- Amara Lakhous è il primo dei sette autori previsti nel ciclo
di incontri sulla Scrittura migrante che si terranno nei mesi di
novembre e di dicembre al Campidoglio, nella sala del Carroccio. Nato
ad Algeri nel 1970, Lakhous vive a Roma. Si è laureato in Filosofia
presso l´Università di Algeri e in Antropologia culturale presso La
Sapienza di Roma. In Italia ha pubblicato il suo primo romanzo Le
cimici e il pirata (Arlem ed.1999, in arabo con traduzione
in italiano) e in Algeria il secondo
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Agenzia Migra
via Ottaviano 42
Roma
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www.migranews.it
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Martes 16 de Noviembre 2004 | RESUMEN DE UNA SEMANA EN ROMA
Encuentro
Benetton - Mapuche: La nube y las palabras
A la
explosión mediática siguió una nube de confusión sobre la que flotaban
las 2500 hectáreas que Benetton ofreció en donación. La
única posibilidad de solución surgida más o menos firme fue la donación
de tierras al Estado - incluido el lote Santa Rosa - y que
éste lo restituya al Pueblo Mapuche. Tras esa propuesta circuló la noticia:
“Benetton constatará, si ese terreno es ‘periférico’ a una de
sus estancias y decidirá si donarlo, pero las fuentes aclararon que ‘esa
tierra tiene un fallo de la Justicia que es claro en el reconocimiento de la
propiedad’”.
Con
arrogancia la corporación vuelve a mayo, al juicio, a la sentencia, y dice:
“porque soy buena voy a ver si tengo ganas de regalarte esto, pero yo
tengo razón y vos no tenés derechos”. La corporación se aferra al
veredicto del juez Jorge Eyo para enfrentar a quienes la
cuestionan, ese fallo es lo único firme que tiene para esgrimir. No sólo
está en tela de juicio su derecho de posesión sobre el lote Santa Rosa
sino el origen mismo de ese latifundio llamado Compañía de Tierras
Sud Argentino. El problema no empieza el 2 de octubre de 2002 con
el desalojo de Atilio Curiñanco y Rosa Rúa
Nahuelquir sino en 1896. A lo largo del juicio el abogado Gustavo
Macayo destacó la turbia cesión de tierras que precedió a la
formación de ese latifundio. Y Benetton exhibe el fallo como quien echa
mano a un talismán para romper un conjuro.
Silencio
de prensa tras la explosión mediática y la nube de confusión. A lo largo
de los días la extensión del predio Santa Rosa
varió entre las 385 y las 535 hectáreas, incluso se transformó en ‘Colonia’
y se afirmó que el Museo Leleque estaba dentro suyo. La Organización
11 de Octubre devino comunidad y se puso en duda la presencia
del empresario italiano Luciano Benetton en el encuentro.
También se especuló respecto al rol que jugó cada una de las partes, como
en el caso del diario El Oeste de Esquel, que destacó la “participación
activa del gobierno nacional”... Sólo se trataba de llenar espacios
en blanco con palabras.
“Comprobamos
una vez más que lejos de intentar responder a nuestras demandas, Benetton
intenta recomponer su imagen de ‘capitalista humanitario’. Comprobamos
una vez más la falta de compromiso del Estado argentino ante la demanda de
los Pueblos Originarios, en este caso, del Pueblo Mapuche, enviando a su
embajador en Italia, quien desconoce la profundidad de nuestro reclamo.
Comprobamos también que algunos de los mediadores estaban más interesados
en preservar la buena imagen de la compañía que en ‘mediar’”,
afirmó la Organización de Comunidades Mapuche Tehuelche 11 de
Octubre en un comunicado fechado en Roma el 12 de noviembre.
“No
creemos en la palabra del winka”,
llevaba como título ese comunicado. “Dejamos clara nuestra posición
y nos retiramos ante la imposibilidad de que surgieran definiciones.
Seguiremos nuestra gira por Italia denunciando los atropellos que sufrimos
de parte de las multinacionales que invaden el Wallmapu y la complicidad del
Estado. Benetton y las autoridades argentinas verán qué propuestas serias
encuentran”.
Las
inciertas 2500 hectáreas quedaron boyando. Tal vez un terrenito en Chubut,
más otro en Neuquén, más otro en Buenos Aires, más otro en Santa Cruz.
¡Es tan grande el imperio Benetton!
El
polvo flota sobre los desechos de una propuesta indecente. “La tensión
aumentó cuando Rosa volvió a expresar a Benetton su responsabilidad en la
represión y desalojo. Lo que Benetton rechazó señalando que ellos no
tienen autoridad sobre la policía y los jueces”, escribió Pérez
Esquivel en un comunicado difundido también el 12 de noviembre
desde Roma.
La
delegación mapuche tehuelche el sábado participó en Roma de una marcha en
apoyo a la lucha del Pueblo Palestino. En Piazza dei Popolo
se escuchó su mensaje: “El pueblo Mapuche tiene una historia de
resistencia frente a las adversidades y frente a la enorme desproporción de
fuerza que posee el opresor. Pero sin embargo aun vivimos y nos proyectamos
hacia el futuro. Esta experiencia histórica nos ha enseñado algo muy
importante: reaccionar y solidarizar frente a la opresión de los pueblos
que están luchando por la misma causa”.
Informe:
Hernán Scandizzo
# Otras
noticias del Pueblo Mapuche:
Representantes
de las comunidades indígenas de Sarayaku, Ecuador, visitaron Buenos Aires
durante los primeros días de noviembre y se entrevistaron con funcionarios
del gobierno y movimientos sociales, reclamando a la petrolera del argentino
Francisco Soldati detener las violaciones a los derechos humanos y
ambientales en el Amazonas ecuatoriano. Han rechazado los sobornos de la
empresa y la represión paramilitar, en ese lugar donde reivindican la
autonomía, viven sin electricidad, televisión ni relojes, y donde cada
madrugada la primera actividad familiar consiste en reunirse para
interpretar qué ha soñado cada uno.
NEWSLETTER
DEL CENTRO DI DOCUMENTAZIONE E RICERCA PER LA CITTADINANZA ATTIVA
Anno 2, n. 24 - 16 novembre 2004
A cura di Gabriele Sospiro
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INDICE
1. GUERRA SUDAN-ERITREA?
2. ATTIVITÀ DEL CENTRO
3. CONCERTO MUSICA ALBANESE A RIMINI
4. MAMA AFRICA A BOLZANO
5. RASSSEGNA FILM AFRICANI A VERONA
6. CORSO DI FORMAZIONE SUL MONDO ARABO
7. CORSO DI FORMAZIONE SULLA SOLIDARIETÀ INTERNAZIONALE
8. SEMINARIO SULLA GUERRA
9. SERATA COOPI AL CIRCOLO AFRICA
10. PRESENTAZIONE DOCUMENTARIO "OCCHI SGRANATI" DI ITALO MOSCATI
................................................
1. GUERRA SUDAN-ERITREA?
No. Almeno per il momento. Ma le voci di un imminente conflitto fra i due
Paesi aumentano sempre di più. Riservisti eritrei fuggiti dal quel Paese e
arrivati in questi giorni in Italia hanno notato che è sensibilmente
cresciuta la propaganda del Governo Eritreo tesa a legittimare un possibile
conflitto. Per il momento le armi tacciono. La speranza è che continuino a
tacere.
................................................
2. ATTIVITÀ DEL CENTRO
Il Centro di Documentazione e Ricerca per la Cittadinanza Attiva è aperto il
Martedì e Giovedì dalle 10 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 18.00.
È attivo il servizio di consultazione libri e riviste e di prestito libri.
Se avete libri da proporre per l'acquisto fatevi sentire!
Presso il Centro potrete inoltre avvalervi (su prenotazione telefonica) di
consulenza su tesi di laurea e ricerche riguardanti immigrazione ed economia
politica, su tematiche inerenti il terzo settore e il volontariato,
assistenza per specifiche ricerche internet, anche di natura bibliografica,
consulenza sulla letteratura post-coloniale di lingua inglese e letteratura
migrante.
Per contatti ed eventuali prenotazioni 071/2072585
................................................
3. CONCERTO MUSICA ALBANESE A RIMINI
In occasione delle feste Nazionali dell'Albania (Indipendenza
28/11/1912 e la Liberazione 29/11/1944), l'Associazione italo -
albanese "Amicizia" Onlus di Rimini organizza una grande concerto
con
artisti famosi che vengono per l'occasione a Rimini. E' un evento che viene
fatto ogni anno e con grande successo visto che l'anno scorso al Palazzetto
dello Sport parteciparono circa 3000 persone. E' un occasione per
festeggiare assieme agli immigrati albanesi ai quali tanto manca l'Albania.
Parteciperanno dall'Albania: Eli Fara, Beona Qerreti, Met Bega e
Marina Kondi mentre dal Kossovo è previsto l'arrivo della cantante Gili.
L'evento verrà presentato da Silvana Braçe.
Per informazioni e prenotazioni:
Tel 3288242322 (Agron Ceka)
................................................
4. MAMA AFRICA A BOLZANO
A chiusura dell'anno proclamato dalla Nazioni Unite contro la schiavitù, la
città dellaconvivenza interetnica che ha dato vita alla prima consulta degli
immigrati, ospiterà il World Social Agenda.
Appuntamenti straordinari, anni dedicati, ricorrenze decennali, non potevano
che obbligare il World Social Agenda (WSA) ad occuparsi, quest'anno, di Mama
Africa e concludere il suo ciclo afro a Bolzano.
Le precedenti edizioni di Trento (Mal d'Africa) e di Padova (L'Altr'Africa)
nel mese di aprile hanno raccolto l'attenzione sui dieci anni esatti dal
genocidio del Rwanda e conosciuto un'Africa donna, non violenta e solidale
attraverso la testimonianza di 8 donne per un G8 alternativo. Ad entrambi
gli eventi hanno preso parte numerose associazioni e migliaia di visitatori
nei diversi eventi: teatro, libri, incontri, expo e concerti.
Bolzano vedrà protagoniste le associazioni per la cooperazione
internazionale altoatesine e molte scuole in un expo immerso nell'arte
moderna dell'Accademia Europea.
Una due giorni per finalmente riconoscere che la schiavitù ancora esiste.
Dalle barche di clandestini che solcano i nostri mari agli eserciti di
bambini soldato o lavoratori, dal turismo sessuale alla tratta delle schiave
costrette alla prostituzione.
Ma Africa è speranza. A dieci anni dalla vittoria di Nelson Mandela, vuol
ridare fiducia ad un mondo che sembra aver perso la ragione. Ed Africa è
donna. Lo testimoniano non solo le donne del Sudafrica che hanno conquistato
quasi la metà delle poltrone del potere legislativo ed esecutivo ma anche la
forza della donna generatrice che da sola traina una comunità intera. Lo
testimonia Wangari Maathai, biologa keniana, con la sua vita dedicata alla
tutela dell'Africa e delle sue genti, con il suo premio nobel per la pace
2004. Prima donna africana, perché Africa è sempre più donna.
L'expo vedrà la presenza di decine di associazioni e organizzazioni che
cooperano con l'Africa assieme alle stesse comunità africane che vivono in
Alto Adige. Aprirà i battenti il 4 dicembre alle ore 11.00 ed accompagnerà
la due giorni di Africa libera tutti.
Nella cornice dell'Eurac si susseguiranno laboratori per i giovani dove
imparare l'artigianato africano, presentazioni di libri e cortometraggi
sull'Africa. Il tutto immerso in una atmosfera africana, con mostre di
tessuti, maschere, musica e fotografie di questo continente.
La sera del 4 dicembre cinque straordinarie donne africane ricorderanno,
nella conferenza pubblica di Africa libera tutti, le vecchie e nuove
schiavitù del nostro mondo.
A termine della seconda giornata di expo, il 5 dicembre, un concerto di
musica africana concluderà l'evento. Africa libera musica vedrà l'armonia di
una corale di 45 persone interpretare canti africani , a seguire l'energia
tribale di un gruppo di percussionisti, ritmi afro per combattere la
schiavitù.
................................................
5. RASSSEGNA FILM AFRICANI A VERONA
Prende il via il 19 novembre a Verona la XXIV edizione della "Rassegna di
cinema africano", organizzata dal Centro Missionario Diocesano, Nigrizia
e
Mlal, in collaborazione con "Schermi d'Africa" (Padova) e con il
"Balafon
Film Festival" di Bari. Otto giorni (dal 19 al 26 novembre) di
proiezioni,
incontri e spettacoli, per offrire stimoli di riflessione comune sul ruolo
presente e futuro dell'Africa, ma anche sui diversi aspetti della migrazione
e dell'interculturalità.
La rassegna si sviluppa attraverso tre sezioni di cui due a tema: Sudafrica
(con film del passato e del presente, una mostra ed una conferenza), e
Ruanda (con film e documentario sul genocidio del 1994, un monologo
teatrale, una mostra e una conferenza). A questi due filoni si affianca
Panoramafrica, con i film della produzione cinematografica più recente.
Anche quest'anno ampi spazi per le scuole, con programmazioni di film,
laboratori didattici e teatrali al mattino e una serie di manifestazioni
collegate alla rassegna.
Tra i temi centrali di questa edizione i dieci anni trascorsi dal genocidio
ruandese e dalla fine dell'apartheid in Sudafrica, che saranno affrontati
attraverso la visione di lungometraggi e documentari, ma anche con incontri
e conferenze cui parteciperanno registi, testimoni e diplomatici.
Le proiezioni si terranno al Cinema K2 (via Rosmini, 1/b, tel. 045.800.5895)
e al Ciak di Verona (via XX Settembre, 100, tel. 045.8030972).
Al teatro Ferrini di Cologna Veneta venerdì 26 novembre sarà proiettato il
film Le grand voyage.
Per informazioni:
Segreteria - Organizzazione
Centro Missionario Diocesano (Stefano Gaiga)
Tel. 045. 80 33 519 - 045. 59 67 00
Fax 045. 80 31 171
E-mail:
info@cinemafricano.it
................................................
6. CORSO DI FORMAZIONE SUL MONDO ARABO
In collaborazione con l'ottava edizione di Schermi d'Africa, rassegna
dedicata alla cinematografia africana che si svolgerà a Padova (cinema Lux e
cinema Astra) dal 26 novembre al 1 dicembre 2004, verrà realizzato un corso
di formazione sul mondo arabo.
Il corso avrà duplice articolazione:
- una prima parte si svolgerà in concomitanza della rassegna e prevedrà la
visione di 5 film provenienti da diverse aree del mondo arabo (quasi
sicuramente Marocco, Algeria, Tunisia, Siria, Palestina) e la loro analisi
dal punto di vista cinematografico;
- una seconda parte si svolgerà successivamente alla rassegna ed alla
visione dei film e sarà articolata con l'analisi di specifici contenuti
tematici selezionati in relazione alla visione dei film.
Per quanto riguarda la prima parte, docente del corso sarà il critico
cinematografico, docente dell'Università di Tunisi, Tahar Chickaoui.
Gli incontri si svolgeranno dalle ore 14.00 alle ore 19.00 presso la sede
del D.A.M.S. in via Beldomandi 1, a Padova, nelle seguenti date:
- martedi 23 novembre
- mercoledi 24 novembre
- lunedi 29 novembre
- martedi 30 novembre
- giovedi 1 dicembre
La seconda parte, centrata sulle specifiche tematiche presentate nei film,
verrà coordinata dal prof. Vincenzo Pace, docente dell'Università di Padova
e sarà organizzata con incontri quindicinali della durata di tre ore
ciascuno.
Per la realizzazione del percorso è chiesto un contributo volto a coprire le
sole spese vive di organizzazione. In particolare:
- 100 euro per chi voglia partecipare all'interno percorso
- 60 euro per chi intenda partecipare alla sola visione del film + a una
sola parte laboratoriale).
A coloro che parteciperanno ai laboratori verrà rilasciato un attestato di
partecipazione e la possibilità di accedere alle proiezioni della
rassegna
con tessera agevolata.
Per informazioni ulteriori
Failli Silvia: silvia.failli@unipd.it
oppure telefonare a Cristina Soster, presso Master in Studi Interculturali -
Università di Padova
049-8274506 e.mail: master.storia@unipd.it
...................................................
7. CORSO DI FORMAZIONE SULLA SOLIDARIETÀ INTERNAZIONALE
Sesto Continente ONLUS, in collaborazione con il Centro delle culture Il
Balzo e il Circolo Legambiente La Brughiera organizza, nell'ambito della
campagna di appoggio umano al Senegal, portata avanti dal 2001, un corso di
volontariato internazionale, creato per tutti coloro che vogliono dedicarsi
agli altri.
Il corso offre ai partecipanti:
- i principi del volontariato basato sulla reciprocità (quello che io faccio
per te, tu ti impegni a rifarlo per altri)
- alcune nozioni sull'educazione e sulle prime cure sanitarie
- un modello organizzativo
- informazioni sulla situazione dei senegalesi e quali sono le loro maggiori
necessità
- un indispensabile percorso di crescita interna
- la possibilità di partire con noi!
Le lezioni sono già cominciate per cui bisogna muoversi.
................................................
8. COSTRUIAMO LA PACE
Venerdì 26 novembre, alle ore 17,a Jesi, presso la Seconda Circoscrizione,
piazzale San Francesco seminario sul tema "La guerra moderna come
malattia
della civiltà" con Nicole Janigro, Psicologa, saggista, giornalista e
traduttrice e Mario Boccia, Fotografo, giornalista free lance.
Il seminario è organizzato da:
Ass. Casa delle Culture, Ass. Punto Rosso, Cestass.
Info: tubugari@libero.it
.....................................
9. SERATA COOPI AL CIRCOLO AFRICA
Venerdì 19 novembre 2004, ore 21 presso il circolo Africa in Vicolo S.
Spiridione, 5/a - Ancona, ci sarà la serata di socializzazione sui campi
estivi organizzati dalla ONG COOPI. Alla serata parteciperanno i viaggiatori
dalle Marche, con le loro foto, diapositive, impressioni, etc. La serata
sarà anche accompagnata dalla degustazione di piatti etiopici.
Costo della serata 10 ? (con possibilità di lasciare un'offerta per i
progetti in Etiopia di COOPI).
Informazioni presso 340 6156112 o il 071 56396.
................................................
10. PRESENTAZIONE DOCUMENTARIO "OCCHI SGRANATI" DI ITALO MOSCATI
Si tratta di un documentario il cui sottotitolo è "partenze, arrivi,
terre
promesse" e nel quale il regista mette a confronto l'emigrazione
italiana
con l'immigrazione
nell'Italia di oggi. L'evento è organizzato dall'associazione
Gulliver ed è previsto per domani pomeriggio presso la Sala del consiglio
della Facoltà di Economia ad Ancona a partire dalle 16.30. A seguire ci sarà
un dibattito sull'immigrazione e una cena indiana offerta e musica afro-
reggae con Bab salam sound.
................................................
Il numero 24 di questa newsletter è stato spedito a 8.305 indirizzi, per
segnalazioni e suggerimenti scrivete a segreteria@circoloafrica.org.
I prossimi numeri usciranno nelle seguenti date:
30 novembre;
14 e 28 dicembre.
Circolo Culturale Africa
via San Spiridione, 5/a
60100 Ancona
Tel. 0712072698
sito web: www.circoloafrica.org
Otras
Palabras es el boletín de actualización del portal www.portoalegre2002.net.
Usted lo está recibindo luego de haberlo solicitado a travers del portal.
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| OTRA PALABRAS - Miércoles, 17 de
noviembre de 2004

El
nuevo imperialismo
- Para el activista y actor suizo, las alternativas pragmáticas
se pueden contraponer al proyecto reciclado de las elites neoliberales
y acabar con la sumisión forzada de las naciones al mercado global

Cambiar
el mundo, tomando la palabra
- La periodista Anna Pizzo Propone: el FSM puede ser el lugar,
el tiempo y la forma de promover la sociedad de la comunicación y el
conocimiento
Visite Planeta Porto
Alegre y vea también:
Brasil en la encrucijada, No deje de leer, Viva la Prensa
Independiente y más.
|
Riceviamo e inoltriamo volentieri, con preghiera di
diffusione
L’OHIO E IL NEW MEXICO COME LA
FLORIDA NEL 2000: SE FOSSERO STATI CONTATI TUTTI I VOTI, BUSH AVREBBE PERSO
QUESTO ARTICOLO, FIRMATO DA GREG PALAST, È
COMPARSO SUL SITO INTERNET WWW.TOMPAINE.COM
(5/11/2004). TITOLO ORIGINALE: “KERRY WON. HERE ARE THE FACTS
So bene che non volete sentire queste cose. Non si può assistere
ad un'altra elezione rubata. Ma non ho alcuna scelta. Come giornalista che
esamina quella maionese impazzita che è la democrazia americana, è il mio
lavoro dirvi chi ha davvero preso il maggior numero di voti negli Stati
decisivi: martedì, in Ohio e New Mexico, è stato John Kerry.
La maggior parte degli elettori in Ohio pensava di votare per Kerry.
All’1.05 di mercoledì mattina, gli exit poll della CNN mostravano Kerry in
vantaggio su Bush tra le donne dell'Ohio con il 53% contro il 47. Gli exit
poll sono stati più tardi combinati (e quindi contaminati) con i risultati
dei tabulati, diventando alla fine uno specchio del voto apparentemente reale.
Kerry ha anche sconfitto Bush tra gli elettori maschi dell'Ohio con il 51%
contro il 49. A meno che un terzo genere non abbia votato in Ohio, Kerry deve
avere per forza vinto nello Stato.
Così, cosa è davvero accaduto? Risposta: gli exit poll erano accurati, i
sondaggisti hanno chiesto: "Per chi avete votato?". Sfortunatamente,
però, non hanno fatto la domanda cruciale, "È stato contato il tuo
voto?". Gli elettori non potevano saperlo.
Questo è il punto. Sebbene gli exit poll abbiano mostrato che la maggior
parte degli elettori dell'Ohio ha votato per Kerry-Edwards, migliaia di questi
voti semplicemente non sono stati considerati. Tutto questo era prevedibile,
era già stato previsto più volte. [Vedere ad esempio l'articolo "An
Election Spoiled Rotten", dell’1 novembre, in www.TomPaine.com]
Ancora una volta, al cuore del gioco dei voti non contati in Ohio, mi spiace
dirlo, ci sono i brogli e le schede punzonate male, oltre ad una serie di
trucchi elettorali vecchi e nuovi.
Le elezioni in Ohio non sono state decise dai voti degli elettori, ma da
qualcosa chiamato “spoilage”. È tipico degli Stati Uniti che circa il 3%
dei voti non venga contato, ma semplicemente gettato via, non registrato.
Quando i saccenti conduttori televisivi affermano che l'Ohio o qualsiasi altro
Stato è stato conquistato con un margine del 51% contro il 49, non dovete
credergli... semplicemente questo non è mai successo negli Stati Uniti, poiché
il totale dei voti scrutinati non ha mai raggiunto il 100% netto. La
televisione, nel fare questi calcoli, semplicemente omette i voti scartati.
Per leggere l'artcolo completo clicca
qui!
Visita il sito: www.adista.it
World Social Forum 2004 - Mumbai
Da un'idea di Focuspuller
Si ringraziano: Associazione Culturale Punto Rosso, Videoset, Progetto
Comunicazione, Arcoiris Tv, Federazione Internazionale Terre des Hommes, Attac
Italia, CGIL Lombardia
Fotografie Massimo Di Nonno / TamTam
Per vedere il filmato clicca
qui!
Strane Storie
1)- Dimenticatosi di pagare la bolletta dell'aria, un poveretto
ansima cercando di mettersi in regola;
2)- signora sola acquista al supermercato un uomo in vendita, ma è
scaduto;
3)- a Milano un'agiata famiglia napoletana e una proletaria di "lumbard"
si fanno la guerra.
Film indipendente dell'esordiente S. Baldoni, prodotto da una società
pubblicitaria milanese.
Molti bersagli: stupidità, burocrazia, fisco esoso, consumismo, violento
razzismo di campanile. Quasi tutti colpiti all'insegna di un umorismo incline
al grottesco, di una critica di costume che tende al paradosso e al surreale.
Il filo conduttore termina genialmente sul binario morto dove è abbandonata
una carrozza sventrata
Regia: Sandro Baldoni
Sceneggiatura: Jonny dell'Orto
Per vedere il filmato clicca
qui!
La civiltà tecnologica e il valore della vita
Luigi De Marchi e Carlo Casini, moderatore Andrea Porcarelli
Con il patrocinnio della Banca Popolare dell'Emilia Romagna
Per vedere il filmato clicca
qui!
Mostra: La terra vista dal cielo
Una suggestiva mostra fotografica allestita all'aperto 'per
risvegliare le nostre coscienze', nel pieno centro di Milano: grandi pannelli
per le bellissime fotografie del reporter francese Yann Arthus Bertrand, che
dall'alto ha scattato quasi una sintesi dello stato del mondo. Dai carriarmati
colpiti da uranio impoverito e abbandonati nei deserti d'Arabia, alle favelas
brasiliane, ai disperati di Abidjan, costretti a lavare i bucati con copertoni
di macchine nella melma fangosa.
Per vedere il filmato clicca
qui!
NAIROBI - NEI SOTTERRANEI DELLA STORIA
Il fuoco della Missione
Kenya. Nairobi è una città di tre milioni e mezzo di abitanti.
E’ l’Africa di oggi. E’ il mondo. A Nairobi due milioni di persone
vivono sull’1,5% di tutta la superficie urbana, ammassate in mezzo ai
rifiuti, mentre gli splendidi alberghi del centro sono occupati dai turisti e
dai mercanti di armi.
Più in là ci sono le piantagioni della Del Monte, con il loro carico di
affari e di “nuovi schiavi”.
Ma Nairobi è anche futuro e gioia di vivere. C’è padre Alex Zanotelli, che
impara dai poveri di Korogocho qualcosa di nuovo su Dio e ci sono gli altri
missionari e missionarie che scoprono in un Vangelo autenticamente africano la
libertà per l’Africa e una parola di vita per tutto il mondo.
Per vedere il filmato clicca
qui!
CONSIGLI DI ARCOIRIS TV
Nel caso in cui si verifichino problemi nello scaricamento di
filmati MPEG.
ArcoIris consiglia di utilizzare il programma GetRight, scaricabile a questo
link: http://www.getright.com/get.html
Una volta installato e fatto partire sarà sufficiente cliccare sul menu File
e scegliere Enter New URL to Download... qui andrà incollato il link al
filmato desiderato ottenibile cliccando con il tasto di destra del mouse
sull'icona >> del sito di Arcoiris e
scegliendo l'opzione Copia collegamento.
Vi ricordiamo che i filmati in formato .mpg sono filmati ad alta
risoluzione che permettono la creazione di DVD, VHS o la ritrasmissione
televisiva.
Vi segnaliamo anche le vignette di Molly
Bezz e di Mauro
Biani per Arcoiris Tv
Al momento sul sito www.arcoiris.tv
ci sono 1714 filmati
per un totale di più di 846 ore di filmati.
Per consultare i filmati presenti sul sito clicca
qui!
a
cura dell'Ufficio
d'Informazione del Kurdistan in Italia
www.kurdistan.it
, www.uikionlus.com
-
Le
ragioni della chiusura di radio
-
Ritrovati
dopo 11 anni i corpi di 11 abitanti di un villaggio
-
Cadaveri
decapitati in fosse comuni a Tatvan
-
Appello
a partecipare al viaggio a Diyarbakir
-
Un
libro dimostra il complotto contro Ocalan
-
La
delegazione italiana ad Istanbul
Le
ragioni della chiusura di radio / Roj
TV- 8 Novembre 2004.
Il
consiglio supremo della Radio e Televisione (RTUK) ha punito FM Radio di
Hakkari per aver trasmesso un'intervista, durante le elezioni locali del 28
Marzo 2004, al capo dell’Organizzazione Provinciale di Hakkari del Partito
Popolare Democratico (DEHAP), Sebahattin Suvagci. Il consiglio ha inflitto
alla radio la punizione di 30 giorni di chiusura, con la motivazione di
"aver fomentato discriminazioni etniche, terrorismo e violenza".
Prima
delle elezioni locali del 28 Marzo, FM Radio di Hakkari è stata la sola
emittente ad aver ospitato il capo del DEHAP della Provincia di Hakkari,
Sebahattin Suvagci, le cui parole sono state: "A Silopi, due anni fa,
dei nostri amici sono stati vittime innocenti di un'uccisione i cui mandanti
sono tuttora sconosciuti. Noi sappiamo bene, tuttavia, da chi sono stati
uccisi. Noi siamo stati a lungo esposti a quel tipo di mentalità che non può
cancellare dalla propria mente le tracce di una guerra sporca. Questo tipo
di mentalità ha svuotato i villaggi e spinto la gente verso certe aree
della città. La gente spinta ad emigrare ad Hakkari trovava difficoltà ad
integrarsi, a causa di una pesante sindrome di guerra. Oggi c'è almeno un
villaggio in ogni distretto di Hakkari, ma i contributi finanziari sono
stati tagliati dopo che il DEHAP ha vinto le elezioni ad Hakkari".
Hakan
Tas, direttore generale di FM Radio di Hakkari, ha dichiarato: "Abbiamo
dovuto interrompere le trasmissioni a causa del programma chiamato "Gundem",
che è stato realizzato intervistando Sebahattin Suvagci e mandato in onda
in marzo 2004. Secondo la motivazione, noi abbiamo violato dei principi; non
abbiamo dato spazio a quei programmi che istigano la società a commettere
violazioni, a praticare il terrore, le discriminazioni etniche, o quei
programmi che provocano la gente, inducendola a praticare discriminazioni
tra classi sociali, razze, lingue, religioni, sette e regioni, spingendo al
rancore e all'ostilità, o quei programmi che risvegliano l'odio all'interno
della società". Tas, facendo notare che FM Radio di Hakkari è l'unica
emittente privata della zona, sostiene che la punizione è priva di senso,
sottolineando il fatto che era stato destinato tempo uguale a tutti gli
ospiti del programma "Gundem", che non è stato fatto nulla per
spingere la gente all'odio ed al rancore, aggiungendo che la chiusura della
radio nel periodo di Bayram provocherà delle reazioni da parte della
gente". Noi abbiamo inviato una petizione al capo del RTUK, Fatih
Karaca, per una riduzione della sanzione a 20 giorni, ma non abbiamo
ricevuto risposta".
Come
reazione alla chiusura della radio, il capo del DEHAP della Provincia di
Hakkari, Sabahattin Suvagci, ha dichiarato che la decisione è completamente
arbitraria. “Già durante l'intervista i funzionari della radio ci avevano
informato di essere stati minacciati dal governatore di Hakkari, affinché
non facessero nessun programma con i funzionari del DEHAP presenti. Se
avessero fatto così, avrebbero potuto fare ciò che volevano”. Ha fatto
inoltre notare: "E' stato
sostenuto che il giudizio di RTUK è legale. L'unica radio chiusa è il
riflesso di una guerra psicologica. Tutti i discorsi trasmessi dalla radio
sono assolutamente democratici e vanno nella direzione della politica del
DEHAP. Se le mie parole sono un crimine, voglio essere processato
immediatamente", ha concluso Suvagci, esortando i responsabili a porre
fine a questa situazione di involuzione che impoverisce la democrazia.
Ritrovati
dopo 11 anni i corpi di 11 abitanti di un villaggio / RojTV
– 8 novembre 2004
Nel
villaggio di Alacaköy, vicino a Kulp, nella provincia di Diyarbakir, è
stata rinvenuta una fossa comune. Si ritiene che le ossa ritrovate nella
fossa appartengano a 11 abitanti del villaggio, arrestati 11 anni fa. Le
ossa e gli oggetti sono state consegnate dai contadini all’ufficio del
pubblico ministero.
I
contadini di Alacaköy si sono rivolti alla sezione di Diyarbakir
dell’Associazione per i Diritti Umani il 2 novembre, sostenendo che i
corpi appartengono a 11 abitanti del villaggio, dei quali non si è saputo
più nulla dopo il loro arresto nel 1993. Basandosi su quest’affermazione,
rappresentanti della sezione di Diyarbakir dell’Associazione per i Diritti
Umani hanno visitato l’area e verificato la presenza di ossa e abiti, e
hanno ripreso e fotografato la fossa. Secondo la testimonianza di Suleyman
Yamuk, una delle persone che si sono rivolte alla sezione di Diyarbakir
dell’IHD (Associazione per i Diritti Umani), dei soldati del comando della
gendarmeria di Kulp, nel corso di un raid nel paese, arrestarono Mehmet Sah
Atala, Nusrettin Yerlikaya, Turan Demir, Behçet Tutus, Bahri Simsek, Serif
e Hasan Avar, M. Salih Akdeniz, Celil Aydogdu, Ümit Tas e Abdi Yamuk.
Furono loro legate le mani e furono condotti nel campo di Keper. I loro
parenti portarono loro cibo e acqua finché i gendarmi intimarono loro di
non farlo più. In seguito, fu condotta una nuova operazione, che portò
allo spopolamento del villaggio. Non fu possibile sapere nulla delle persone
arrestate. Alacaköy fu dichiarata zona proibita. Ciò che accadde loro dopo
l’arresto rimane ignoto. In quel periodo, gli abitanti di Alacaköy si
rivolsero alla Corte Europea per i Diritti Umani, che giudicò la Turchia
colpevole. Ma la sorte dei prigionieri è ancora poco chiara.
Dopo
che il divieto di accesso al villaggio è stato annullato, i residenti di
Alacaköy sono rientrati, e il 2 novembre hanno informato la sezione di
Diyarbakir dell’Associazione che le ossa, ritrovate in una zona montuosa,
a 45 minuti dal villaggio, potrebbero appartenere ai loro parenti. L’IHD
si è quindi rivolta all’ufficio del pubblico ministero e ha richiesto
l’apertura di un’inchiesta. Mihdi Perinçek, rappresentante regionale
dell’IHD, ha detto: “L’anno scorso Reyhan Yalçindag, vicepresidente
dell’IHD, Selahattin Demirtas, presidente della sezione di Diyarbakir, e i
legali delle famiglie hanno formato una spedizione in cerca dei corpi in
un’area a un chilometro dal confine provinciale con Mus, ma non è stato
possibile trovare nessuna prova riguardo ai corpi. L’IHD, non potendo
ricavare alcuna conclusione dal tentativo dell’anno scorso, si è recato
con una rappresentanza nella regione per la seconda volta il 4 novembre per
svolgere delle ispezioni. In quell’occasione è stata ritrovata una fossa
comune contenente ossa umane e abiti, che è stata filmata”. Perinçek così
descrive la scena, da lui definita impressionante: “C’erano ossa umane e
frammenti di abiti. Un frammento di questi abiti, di cui avevamo visto
l’orlo, è stato estratto dalla fossa, e una donna ha detto: Mio marito
indossava questi abiti prima di essere arrestato”. E aggiunge: “Dopo
l’ispezione nella regione siamo tornati a Kulp, e abbiamo avuto un
incontro con il pubblico ministero Ali Erkan. Il magistrato ha voluto che le
ossa e gli altri oggetti fossero messi in sacchi separati e consegnati
all’ufficio dei pubblici ministeri di Mus. Erken ha detto che per
identificare le vittime sarà necessario che le famiglie siano sollecitate a
recarsi in luoghi predisposti, per poter condurre i test del Dna. I parenti
delle vittime quindi hanno raccolto i resti e li hanno consegnati
all’ufficio del pubblico ministero di Kulp”.
Perinçek,
sottolineando che la probabilità che le ossa appartengano effettivamente ai
parenti dei richiedenti è molto alta, ha comunque precisato che questo sarà
stabilito in base ai risultati dei test del Dna. Alcuni residenti, che non
hanno voluto rivelare i loro nomi, sostengono che le ossa appartengono ai
loro parenti arrestati e uccisi. “Le ossa ritrovate nella fossa comune
sono quelle dei nostri parenti. Possiamo stabilirlo in base ai frammenti
degli abiti. Sarà provato che le ossa appartengono ai nostri parenti”,
dicono.
Cadaveri
decapitati in fosse comuni a Tatvan / Roj
TV- 8 novembre 2004
E'
stato riferito che sul Monte Kender, situato tra Tatvan e Bitlis, è stata
rinvenuta una fossa comune contenente 25 cadaveri decapitati; si ritiene che
i corpi appartenessero a combattenti del PKK . La gente di Tatvan riferisce
che Korkmaz Taðma, Comandante all'epoca della 6a Brigata, diede denaro alle
forze speciali e ai guardiani di villaggio; e dice anche che i capi del PKK
(Partito dei Lavoratori del Kurdistan) che sono stati uccisi nel corso di
scontri armati furono colpiti proprio da guardiani di villaggi e da forze
speciali di polizia.
Nazime
Avras, mediante i suoi legali, si è rivolta il mese scorso al procuratore
generale di Bitlis, affermando che uno dei cadaveri disseppelliti dalla
fossa comune è quello di suo fratello. Dopo che Nazime Avras ha effettuato
il test del DNA e ha richiesto all'Ufficio del Procuratore la restituzione
del cadavere, i 25 corpi sono stati posti sotto sequestro dall'Ufficio
Centrale del Procuratore di Bitlis, il 18 Ottobre. Si è ottenuto l'invio
dei cadaveri dei presunti combattenti alla Medical Jurisprudence Association
(Associazione dei Medici Legali).
A
seguito di una richiesta del comitato dell'IHD, nel quale siedono un
rappresentante dell'Associazione per i Diritti Umani (IHD) e un
rappresentante regionale dell'area orientale e sudorientale, Mihdi Perinçek,
è emerso che i corpi erano privi della testa. E' stato riportato che
il Procuratore Generale di Bitlis aveva dichiarato che i corpi erano privi
della testa. Zeki Yüksel, un avvocato del foro di Van, ha affermato: ''E'
emerso dalle fotografie che i cadaveri erano stati decapitati dopo la morte,
e ciò dimostra che sono state violate le norme sul diritto bellico. La
situazione è un indicatore del trauma psicologico che deriva nella regione
dagli scontri.
La
violazione dei diritti umani durante l'epoca dei conflitti è stata resa
palese da questo fatto. La sepoltura collettiva e il disprezzo per le
usanze civili e religiose costituiscono violazioni dei diritti umani. La
decapitazione richiama alla mente la minaccia “soldi contro
teste” ; si tenga presente che il procuratore dell'epoca non si recò sul
posto e ha svolto indagini post-mortem sui cadaveri, basandosi sul fatto che
non aveva garanzie per la sicurezza fisica, anche se la gendarmeria lo aveva
informato dei cadaveri.
Appello
a partecipare al viaggio a Diyarbakir
Roj TV- 9 novembre 2004
L'Iniziativa
degli Intellettuali per la Pace, che ha per scopo di fermare ogni tipo di
violenza e di creare un mondo pacifico e democratico, ha chiamato tutti a
partecipare al viaggio a Diyarbakir il 10 novembre. L'Iniziativa ha invitato
tutti all'Hotel Armada, in SultanAhmet, per annunciare le date delle proprie
iniziative. Erano presenti: Akir Birdal, presidente della Federazione
Internazionale per i Diritti Umani; Eren Keskin, la presidentessa della
sezione di Istanbul dell'Associazione per i Diritti Umani; Tarik Ziya Ekinci,
uno scrittore ed ex parlamentare; Derya Alabora, attirce; Fatos Güney,
sceneggiatore; Pinar Selek, sociologo; Celal Baslangiç, giornalista, e
l'amministratore provinciale del DEHAP.
Parlando
a nome dell'Iniziativa, Akin Birdal ha rilevato che gli intellettuali
esprimono comune preoccupazione per il paese. Ha sottolineato che la
popolazione turca necessita di un ambiente equo, democratico e libero per
poter vivere confortevolmente; egli sostiene che tutto il mondo deve
conoscere le condizioni e i fatti che si rendono necessari per ottenere
democrazia e pace. Egli ha richiamato l'attenzione sul fatto che la
soluzione della Questione Kurda è determinante per poter risolvere gli
altri problemi. 'Ricordiamo bene tutti che cosa succede quando si usa
violenza e si ricorre allo scontro invece di risolvere un problema in
maniera pacifica e democratica. Un cessate il fuoco unilaterale, della
durata di quasi 6 anni, con regolamenti applicati unilateralmente, non ha
portato a ottenere un risultato democratico e pacifico. Sfortunatamente ne'
gli amministratori nè la popolazione sono stati in grado di valutare questi
sforzi finalizzati a creare condizioni migliori. Durante il processo di pace
hanno perso la vita 500 persone. Le operazioni militari sono ancora in atto
nella regione e si allargano ogni giorno. I villaggi sono spopolati, la
sicurezza è messa a rischio e le torture vengono ancora applicate
sistematicamente. Egli dice che il processo che avrà inizio con il summit
europeo del 17 dicembre è direttamente collegato alla risoluzione della
Questione Kurda e al conseguimento della pace. Si deve smettere di ricorrere
alle armi e gli ostacoli al ritorno alla vita sociale/civile devono essere
rimossi.
Egli
dice che verrà fatto ogni sforzo per offrire un'opportunità democratica,
di ritorno a una vita sociale, alla popolazione che è sulle montagne
(ribelli), a quelli che sono all'estero e a coloro che si trovano in
carcere. Ha convocato tutti quelli che desiderano pace e fratellanza,
affinché partecipino al viaggio a Diyarbakir. Ha invitato tutti quelli che
intendono cantare inni di pace nella propria lingua a Diyarbakir.
Così
Akin Birdal ha annunciato il programma 'Peace bus' (pullman della pace).
10
novembre ore 11 / TÜYAP, saluto di fronte a Tepebasi.
10
novembre ore 17 / Ankara - saluto ai partecipanti
11
novembre ore 13.30 / Diyarbakir: assemblea
12
novembre ore 10 / conferenza stampa di fronte all'edificio municipale di
Diyarbakir
12
novembre ore 11.30 / gita al fiume Dicle
12
novembre ore 12 / posa di un alberello nella foresta della pace
12
novembre ore 13.30 / partenza per Istanbul
Un
libro dimostra il complotto contro Ocalan. “ La trappola kurda offre
affascinanti retroscena e lezioni ai politici delle due rive dell'Egeo” /
9 novembre 2004 Burak Bekdil.
Il
libro è ancora fresco sugli scaffali delle librerie turche, ma è già un
bestseller. “La trappola kurda” non offre solamente al lettore i
retroscena più dettagliati su un episodio che i turchi ricordano con molto
orgoglio, ma narra in modo eccellente di come i vicini dell'Egeo hanno
saggiamente evitato il più recente spiacevole capitolo della loro storia.
“La
trappola kurda” illustra l'odissea di Abdullah Ocalan, leader del Partito
dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), che è fuorilegge; Ocalan ora è in
isolamento in una prigione militare; tra il 1° ottobre 1998, quando i suoi
giorni nel paradiso di Damasco erano contati, e il 15 febbraio 1999, quando
fu consegnato da agenti statunitensi alle forze speciali turche
all'aeroporto di Nairobi, da dove fu deportato, partendo dall'ambasciata
greca della capitale del Kenya.
L'autore
del libro è Murat Yetkin, uno dei più importanti giornalisti turchi e
attualmente direttore di Radikal, un quotidiano che molti considerano simile
al Guardian. Per scrivere “La trappola kurda” Yetkin ha intervistato
diplomatici statunitensi e membri dell'intelligence, come anche funzionari
del governo turco, dell'esercito e dei servizi segreti, che erano in carica
durante il viaggio forzato del leader del PKK attraverso tre continenti. Le
rivelazioni sono state stupefacenti sotto molteplici aspetti.
Il
30 settembre 1998, il giorno prima che il presidente Suleyman Demirel
tenesse il suo discorso annuale davanti al parlamento, i suoi consiglieri di
politica estera gli presentarono un discorso che, come aveva chiesto loro il
presidente, conteneva l'ammonimento alla Siria a non ospitare più a lungo
Ocalan. Dopo aver letto il discorso, il presidente Demirel guardò
amaramente i suoi consiglieri e disse "Siate più duri. Minacciate la
Siria". Il discorso di Demirel del 1° ottobre è stato l'inizio di un
nuovo tesissimo capitolo tra Ankara e Damasco. Nel suo discorso il
presidente Demirel acidamente ha ricordato i 30 mila morti, e apertamente ha
sostenuto che se la Siria non avesse smesso di ospitare l'uomo responsabile
del genocidio ne avrebbe sofferto le conseguenze. Dodici giorni dopo, il
capo dell'esercito, generale Attila Ates, ha fatto eco alle minacce in senso
militaresco. La Turchia avrebbe iniziato a rinforzare le proprie milizie ai
confini siriani, poi avrebbe avviato esercitazioni
militari nel Mediterraneo orientale e eventualmente avrebbe iniziato una
persecuzione nei confronti degli uomini del PKK entrati dal confine siriano.
I piani operativi mostravano che le truppe turche avrebbero potuto
raggiungere Damasco in 8-12 giorni. La scelta spettava al presidente Hafez
Al-Assad.
Dopo
un'accresciuta pressione da parte di Ankara e Washington, e intensi sforzi
diplomatici da parte di Egitto e Iran, che ritenevano un confronto militare
nella regione lesivo dei loro interessi, Assad, molto prima di quanto si
aspettasse la Turchia, fu d'accordo nell'interrompere l'ospitalità ad
Ocalan. Ocalan fu piazzato su un aereo diretto ad Atene. Il primo ministro
Simitis, dopo le obiezioni del ministro degli esteri Pangalos, ne ordinò
l'immediata espulsione. Dopo un continuo confronto diplomatico tra Turchia,
Italia e Russia, Ocalan rimase per poco tempo ad Atene, poi fu a Corfu, una
volta ancora su ordine di Simitis, È stato poi “impacchettato” su un
Falcon 900 e, con un falso passaporto greco, sotto il nome di Lazaros Mavros,
mandato in Kenya, fino a quando gli americani non decisero che era giunto il
momento di consegnarlo ai Turchi. Molta dell'odissea è di pubblico dominio.
Ma “La trappola Kurda” rivela anche molti dettagli fino ad ora
sconosciuti.
Nuove
scoperte
Ad
esempio il libro racconta di contatti tra il PKK, descritto come il bambino
non voluto del problema kurdo, e un gruppo di membri del PASOK, guidati da
Costas Badouvas negli anni '90. Una foto nel libro mostra Badouvas che
discute con Ocalan, davanti ad una mappa che illustra possibili vie
energetiche attraverso la Turchia. Non poteva essere una coincidenza che la
macchina per uccidere armena, ASALA, che ha ucciso decine di diplomatici
turchi negli anni '70 e nei primi anni '80, è stata smantellata nell'83-84,
lo stesso anno dell'entrata in scena del PKK.
Il
signor Yetkin, dichiara che alla metà degli anni ’90 i servizi segreti
turchi avevano tentato di assassinare Ocalan nella sua casa a Damasco, ma
che il tentativo fallì quando una tonnellata di materiale esplosivo
distrusse la strada, vicino all’abitazione di Ocalan, mentre egli non era
in casa.
Stranamente
il signor Yetkin afferma che i servizi segreti turchi avevano tentano di
uccidere anche Admiral Adonis Naksakis, membro dell'intelligence navale
greca, poco dopo il suo incontro con Ocalan nella zona della Bekaa, in
Libano, che una volta era la “casa” delle migliaia di guerriglieri del
PKK. Si tratta di una storia curiosa: “ Yesil, nome in codice di un
sicario kurdo spesso usato dai servizi segreti turchi, poi inserito in una
lista di ricercati, fu incaricato di assassinare Admiral Naksakis. Lui si
recò ad Atene per il suo incarico, con la sua squadra. Nel momento in cui
finirono per percorrere una strada contromano ad Atene, furono fermati dalla
polizia greca, interrogati per alcuni giorni e poi rilasciati senza aver
rivelato la loro vera missione in Grecia”. Il signor Yetkin afferma che un
membro della intelligence turca ha confermato la storia. Secondo quanto fu
detto nel libro, l’intelligence turca
fu inoltre complice di una serie di attentati in Grecia e nelle
isole, per rappresaglia al presunto appoggio della Grecia nella campagna di
distruzione delle foreste turche da parte del PKK, negli anni ’90. Per
tutta la durata degli eventi il primo ministro Simitis fu veramente
determinato a restarne fuori. Nella sua difesa in tribunale, Ocalan parlò
del suo primo approdo ad Atene: “ Il mio arrivo ad Atene fu il prodotto
dei nostri contatti con Badouvas. Chiesi per circa dieci volte se le
circostanze del mio arrivo erano appropriate. La risposta fu sempre
positiva. In aeroporto, vidi il
capo dell’intelligence greca, Haralambos Stavrakakis, e un altro membro,
Savvas Kalenderidis. Erano in uno stato di agitazione. Mi minacciarono: Se
non avessi lasciato spontaneamente Atene alle cinque del pomeriggio, nello
stesso giorno, sarei stato costretto a farlo.
Badouvas
non vene mai allo scoperto. “La tappa successiva di Ocalan fu la Russia,
dove stette nella casa di Vladimir Zhirinovsky fino a quando Ankara convinse
Mosca che Ocalan doveva essere deportato.
Ulteriori
rivelazioni di Ocalan sul “legame con la Grecia”
“Una
volta comprammo una grande quantità di missili russi terra-aria dalla
Serbia, con i fondi raccolti in Grecia con la complicità dei servizi
segreti greci”.
In
quel periodo l’obiettivo primario della Turchia era tuttavia l’Italia,
dove Ocalan rimase per 66 giorni. Il libro afferma che i servizi segreti
turchi furono così frustrati dal comportamento degli italiani nella vicenda
di Ocalan che organizzarono un un complotto per assassinarlo a Roma. Il
libro afferma che i responsabili dell’intelligence turca rivelarono il
loro piano ai membri della base locale della CIA e chiesero l’assistenza
statunitense per neutralizzare gli italiani, una volta compiuto
l’attentato”.
Questo
passo, secondo Yetkin, convinse gli americani del fatto che i Turchi erano
così ossessionati dal caso Ocalan che avrebbero fatto qualsiasi cosa a
costo di prenderlo. Qualcosa di davvero folle avrebbe causato scompiglio nei
legami tra la Turchia e il mondo occidentale, e tutto questo andava
completamente contro gli interessi degli Stati Uniti. Questo fu l’inizio
della fine di Ocalan. Allorché il presidente del consiglio italiano Massimo
D’Alema non fu più in grado di resistere alle pressioni, Ocalan si recò
in Russia un’altra volta, il 16 gennaio del 1999. Una vera patata
bollente, non voluta da nessuna nazione, nemmeno dall’Armenia, a causa
delle pressioni turco-statunitensi, Ocalan è dovuto restare nove giorni in
Tagikistan, poi si è recato a San Pietroburgo, e per finire di nuovo ad
Atene. A quel tempo le divergenze tra Simitis
e Pangalos erano profonde riguardo ad Ocalan.
In
una occasione, secondo quanto riferito da una fonte non certa di Yetkin,
quando Pangalos discusse con Simitis la questione di un possibile asilo
politico per Ocalan, il primo ministro greco dichiarò con fermezza “ Tu
non lo incontrerai, e questa persona lascerà questo paese per sempre”.
Queste furono le condizioni, Ocalan fu messo
a bordo di un aereo in direzione Minsk, poi tornò indietro verso
Atene e poi fu a Corfù, dove il capo della intelligence turca, Sengal
Atasagun spedì un fax alla controparte greca, Stavrakakis, dicendo: “
Sappiamo dove si trova Ocalan. Questo comporterà seri problemi nei rapporti
tra la Turchia e la Grecia. Simitis chiamò di nuovo Pangalos: pose così
fine alla faccenda.
Il
periodo di Ocalan nella residenza dell’ambasciatore greco a Nairobi,
Giorgios Kostoulas, è finito in un modo che più o meno è a conoscenza di
tutti. Ma un varco, secondo Yetkin, si aprì il 4 febbraio, quando il capo
della base locale della CIA ad Ankara chiamò Atasagun, dandogli buone
notizie: il presidente Bill Clinton appoggiò la cattura di Ocalan da parte
dei servizi segreti statunitensi e la sua consegna ai turchi, a condizione
che ricevesse un “giusto processo” e non fosse condannato a
morte”. La trappola kurda iniziò finalmente a funzionare. Sotto la
pressione delle autorità keniote, del suo stesso governo e degli americani,
l’ambasciatore Kostoulas convinse Ocalan che sarebbe stato imbarcato a
bordo di un aereo diretto all’Aja. Con la speranza di essere imbarcato su
un aereo tedesco, Ocalan invece scoprì che gli agenti turchi erano a bordo
ad accoglierlo: “Benvenuto nella tua terra!”. Il libro di Yetkin sarà a
lungo discusso, non vi è alcun dubbio al riguardo; ma il suo contenuto
offre una lezione preziosa ai politici delle due rive dell’Egeo.
Presidente
do Tribunal de Justiça do Pará
Giudice Maria de Nazareth Brabo de Sousa
mario.solano@tj.pa.gov.br
Telefax: (91) 218 2454
MANIFESTO PELO FIM DA IMPUNIDADE EM ELDORADO DE CARAJÁS
Manifestamos nosso mais profundo desejo de justiça e de que se ponha fim à
impunidade perpetrada no caso do Massacre de Eldorado de Carajás, onde, aos
17 de abril de 1996, 19 trabalhadores rurais sem terra foram barbaramente
assassinados pela ação da Polícia Militar do Estado do Pará. Exigimos o
fim
da impunidade nos crimes do latifúndio.
Em agosto de 1999 foi realizado um julgamento, em que os policiais foram
absolvidos, mas, acatando recurso dos advogados do MST e do Ministério
Público, o Tribunal de Justiça do Pará decidiu anular aquele júri.
Outro julgamento foi realizado em maio de 2002 e resultou na condenação do
coronel Mário Colares Pantoja e do capitão Raimundo José Almendra Lameira
tendo sido absolvidos todos os demais oficiais, graduados e praças que
participaram da operação.
No próximo dia 19 de novembro, a 2ª Câmara Criminal do Tribunal de Justiça
do Pará, realizará, numa única sessão, o julgamento dos recursos
apresentados pela acusação e pela defesa.
Exigimos que o Tribunal de Justiça do Pará mantenha a sentença que condenou
o coronel Mário Colares Pantoja e o capitão Raimundo José Almendra Lameira
e
que submetam os demais policiais a novo júri, é inaceitável a absolvição
dos
policias que executaram a operação.
"Se nos calarmos, as pedras falarão" - (Pedro Tierra)
QUEREMOS JUSTIÇA EM ELDORADO DOS CARAJAS!
Ministro da Justiça - Marcio Thomaz Bastos
gabinetemj@mj.gov.br
Secretario Especial de Direitos Humanos - Nilmário Miranda
nilmario.miranda@sedh.gov.br
direitoshumanos@sedh.gov.br
Mandare copia dei messaggi a:
Setor de Direitos Humanos do MST
eldoradodecarajas@mst.org.br
MANIFESTO PELO FIM DA IMPUNIDADE EM ELDORADO DE CARAJÁS
Nós, ......................., manifestamos nosso mais profundo desejo de
justiça e de que se ponha fim à impunidade perpetrada no caso do Massacre de
Eldorado de Carajás, onde, aos 17 de abril de 1996, 19 trabalhadores rurais
sem terra foram barbaramente assassinados pela ação da Polícia Militar do
Estado do Pará. Exigimos o fim da impunidade nos crimes do latifúndio.
Em agosto de 1999 foi realizado um julgamento, em que os policiais foram
absolvidos, mas, acatando recurso dos advogados do MST e do Ministério
Público, o Tribunal de Justiça do Pará decidiu anular aquele júri.
Outro julgamento foi realizado em maio de 2002 e resultou na condenação do
coronel Mário Colares Pantoja e do capitão Raimundo José Almendra Lameira
tendo sido absolvidos todos os demais oficiais, graduados e praças que
participaram da operação.
No próximo dia 19 de novembro, a 2ª Câmara Criminal do Tribunal de Justiça
do Pará, realizará, numa única sessão, o julgamento dos recursos
apresentados pela acusação e pela defesa.
Exigimos que o Tribunal de Justiça do Pará mantenha a sentença que condenou
o coronel Mário Colares Pantoja e o capitão Raimundo José Almendra Lameira
e
que submetam os demais policiais a novo júri, é inaceitável a absolvição
dos
policias que executaram a operação.
³Se nos calarmos, as pedras falarão² - (Pedro Tierra)
QUEREMOS JUSTIÇA EM ELDORADO DOS CARAJAS!
*************************************
MANIFESTO PER LA FINE DELL¹IMPUNITA¹ per ELDORADO DE CARAJÁS
Noi, ......................., manifestiamo il nostro profondo desiderio di
giustizia e che si ponga fine all¹impunità relativa al Massacro di Eldorado
de Carajás, dove, il 17 aprile del 1996, 19 lavoratori rurali senza terra
sono stati barbaramente assassinati dall¹azione della Polizia Militare dello
Stato del Pará. Esigiamo la fine dell¹impunità per i crimini
del
latifondo.
Nell¹agosto del 1999 fu realizzato un processo nel quale i poliziotti furono
assolti, ma raccogliendo il ricorso degli avvocati del MST e del Pubblico
Ministero, il Tribunale di Giustizia del Para, decise di annullarlo.
Un altro processo fu realizzato nel maggio 2002 e finì con la condanna del
colonnello Mário Colares Pantoja e del capitano Raimundo José
Almendra
Lameira mentre tutti gli altri ufficiali, graduati e soldati semplici
che
avevano partecipato all¹operazione sono stati assolti.
Il prossimo 19 novembre, la 2° Camera Criminale del Tribunale di Giustizia
del Para realizzerà in un¹unica sessione, il giudizio dei ricorsi presentati
dall¹accusa e dalla difesa.
Esigiamo che il Tribunale di Giustizia del Pará mantenga la
sentenza che
ha condannato il colonnello Mário Colares Pantoja e il capitano
Raimundo
José Almendra Lameira e che gli altri poliziotti siano sottoposti a un nuovo
processo. E¹ inaccettabili l¹assoluzione dei poliziotti che hanno eseguito
il massacro.
³Se noi staremo zitti, le pietre parleranno² - (Pedro Tierra)
VOGLIAMO GIUSTIZIA PER ELDORADO DOS CARAJAS!
**********************************************************************
2)
COMUNICATO DEL MOVIMENTO SENZA TERRA
Il Tribunale di Giustizia del Pará giudicherà i ricorsi relativi al processo
per il massacro di Eldorado de Carajás.
Il prossimo 19 novembre verranno giudicati i ricorsi in appello relativi al
processo che ha valutato le responsabiiltà dei poliziotti militari nel
Massacro di Eldorado de Carajás.
Il Massacro di Eldorado de Carajás è avvenuto il 17 aprile 1996,
quando la
Polizia Militare dello Stato del Pará, al tempo del governatore Almir
Gabriel, uccise 19 lavoratori rurali Sem Terra che stavano partecipando
a
una marcia. Il massacro fu realizzato sulla strada PA 150, curva
³S²,
comune di Eldorado de Carajás.
Nell¹agosto del 1999 fu realizzato un processo, nel quale i poliziotti
furano assolti, ma, accettando il ricorso degli avvocati del MST e del
Pubblico Ministero, il Tribunale di Giustizia del Pará ha deciso
di
annullarlo.
Un altro processo c¹è stato nel maggio del 2002 ed è finito con la condanna
del colonnello Mário Colares Pantoja e del
capitano Raimundo José
Almendra Lameira. Tutti gli altri ufficiali sono stati assolti con i
graduati e soldati semplici che hanno partecipato all¹operazione.
Il MST ha deciso di non partecipare a questo secondo processo, perché
diversi fatti ci aveva messo in guardia sulla possibilità che sarebbe stata
favorita l¹assoluzione dei colpevoli e la conseguente impunità nei
crimini
contro lavoratori rurali.
Contro l¹assoluzione dei 128 poliziotti militari, il Pubblico Ministero ha
presentato un ricorso in appello, chiedendo l¹annullamento del processo.
Contro la condanna del colonnello Pantoja e del capitano Lameira, gli
avvocati della difesa hanno fatto ricorso in appello chiedendone
l¹annullamento.
Il giudizio sui ricorsi sarà realizzato il 19 novembre, dalla 2° Camera
Criminale del Tribunale di Giustizia dello Stato del Pará, avendo
come
Relatore Rômulo Nunes.
Riteniamo che solo la pressione popolare, dell¹opinione pubblica e della
società civile organizzata, possa cambiare questo quadro di ingiustizie e
impunità.
Convochiamo tutte le persone, organizzazioni personalità, parlamentari,
artisti, intellettuali, tutti quelli che sono impegnati nella causa della
Giustizia a inviare lettere, fax, messaggi elettronici ecc. alle autorità
sotto elencate, chiedendo la fine dell¹impunità nello stato del
Pará e che
SIA MANTENUTA LA SENTENZA CHE HA CONDANNATO GLI UFFICIALI E CHE GLI
ALTRI
POLIZIOTTI ASSOLTI SIANO SOTTOPOSTI A UN NUOVO PROCESSO.
**************************************************
3)
Il Massacro di Carajas continua ad essere impunito
All¹inizio del 1996 centinaia di famiglie si riparavano sotto baracche
improvvisate lungo la strada vicina alle città di Curionopolis e
Paraupebas, nella zona est dello stato del Pará. Era la fine del
percorso
della strada della Valle del Rio Doce che espelleva migliaia di contadini
poveri venuti da tutto il nordest con il sogno della terra promessa. Una
terra fertile e abbondante, lì di fronte ai loro occhi. Ma recintata. Oltre
il recinto un latifondo di 50.000 ettari. Stanchi di aspettare, decisero che
parte di loro, circa mille persone, avrebbero marciato in direzione di
Maraba. Si trattava di più di 300 chilometri di marcia. E partirono.
Preoccupato per la quantità di persone coinvolte, poveri, il governatore
Almir Gabriel promise di trovare una soluzione, disse che avrebbe inviato
ceste basiche e qualche autobus per trasportare le persone a Belem, a più di
1000 chilometri, dove avrebbero negoziato una soluzione.
I marciatori erano fermi alla curva della S, vicina alla città di
Eldorado
do Carajas. Quando il 17 aprile del 1996, arrivò la
"soluzione" del
governo. Subito dopo mezzogiorno, arrivarono alcuni autobus, i
manifestanti
pensarono che erano quelli che gli erano stati promessi per andare a Belem.
Gli autobus erano pieni di soldati della Polizia Militare. Un battaglione
venne da Parapuebas e non li lasciò tornare indietro. Un altro battaglione
venne da Maraba. E i mille marciatori furono accerchiati. Da uno dei lati i
poliziotti usarono anche un camion per trasportare buoi dei
latifondisti
per impedire che la gente ³scappasse². Prima di uscire dalle caserme ebbero
l¹attenzione di togliere dalle divise le targhette che identificano i nomi.
I fucili e i mitra ritirati dal deposito non furono registrati. E così le
munizioni. Passarono per l¹Ospedale di Maraba e chiesero ai medici di
restare di guardia. Il risultato già lo conoscete. Un massacro. I soldati
tiravano come bestie feroci incontrollabili su una moltitudine di uomini,
donne e bambini. Poveri. Tutti alla fine del percorso della speranza e della
migrazione. Bisognava dare una lezione a questi senza terra vagabondi, grida
vano i comandanti allucinati!
Risultato ottenuto alla fine del pomeriggio: 19 morti e centinaia di feriti.
Una situazione disperata. Si parla dell¹esistenza di più morti, perché le
camionette della polizia partivano di corsa cariche di corpi. Siccome si
tratta di una regione di frontiera agricola e di migrazioni, con molte
persone senza famiglia, senza documenti, molto lontani dal loro luogo di
origine, nessuno saprà mai quanti sono stati i morti.
La sacietà pianse. Il governo si vergognò. Creò allora il Ministero dello
sviluppo agrario ed espropriò le tre fazendas rivendicate, che oggi sono
insediamenti, ma questo è costato molte vite.
E i responsabili del massacro? Beh, questa è un¹altra storia. Il
processo
giudiziario fu montato in maniera che non fossero identificati quelli
che
avevano sparato. I mandanti sì, si conoscevano. I responsabili anche. Ma
nessuno di loro fu giudicato nel processo. Furono accusati solo due
ufficiali e 158 soldati.
Dopo 6 anni, nel maggio del 2002, ci fu il Giurì Popolare per giudicare i
soldati e gli ufficiali. Il processo dei soldati finì con l¹assoluzione di
tutti. Nessuno aveva tirato! Non c¹erano prove materiali. E gli ufficiali
che comandarono l¹azione furono condannati a più di 200 anni di prigione. Di
fronte a questo ci furono due ricorsi: il Pubblico Ministero e gli avvocati
dei senza terra ricorsero perché tutti i responsabili fossero condannati. E
gli avvocati degli ufficiali ricorsero perché fossero assolti, dicendo che
non avevano dato l¹ordine di uccidere.
Conclusione: fino ad oggi, nessun responsabile, nessuno di quelli che
partecipò al massacro passò un¹ora in carcere. Ma tra i sopravvissuti
senza-terra altri due sono morti per le conseguenze dei colpi ricevuti e ci
sono altre 65 persone che non possono più lavorare in agricoltura. Mutilati.
Questi ricorsi saranno giudicati ora, nel Tribunale di Giustizia del
Pará,
non più da un Giurì Popolare, ma da alcuni giudici togati, il 19 novembre,
venerdi prossimo.
Se pensate che il Brasile sia pieno di impunità, se pensate che la società
brasiliana esige la punizione dei responsabili per un massacro così odioso,
scrivete al Presidente del Tribunale di Giustizia,
giudice Maria Brabo
de Souza, rua Tomazia Perdigão, 310 cep 66015-260
Belem- Para
email des.maria.brabo@tj.pa.gov.br
Ed esprimetegli i vostri sentimenti. Il popolo e i senza terra vogliono solo
giustizia!
Joao pedro stedile, dirigente do mst e da v ia campesina brasil
NOTICIERO
LATINOAMERICANO
In onda dal 22 novembre 2002 su Telegenova e su Liguriasat, il NOTICIERO è
un programma settimanale di informazione e servizio, in lingua spagnola,
dedicato alla Comunità Latinoamericana residente in Liguria.
Ideato e prodotto integralmente da VIDEOPROFF, studio genovese di
produzione e post-produzione, il NOTICIERO si avvale di una redazione
composta da esponenti della Comunità Latinoamericana e tratta argomenti di
specifico interesse legati al mondo del lavoro, della scuola, della sanità,
della cultura, del tempo libero, con uno sguardo costante alle vicende del
Centro e del Sud America.
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dialogo interno ad una Comunità ampia e sfaccettata quale è quella
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Nel 2002 e nel 2003 la Redazione del Noticiero è stata invitata
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SABATO 11.45
DOMENICA 08.30 - 01.10
LUNEDI 07.55
PeaceLink
- Newsletter Latina
http://italy.peacelink.org/latina
Elenco articoli pubblicati dal 8 novembre 2004
BIOPIRATI ALL`ASSALTO DEL BRASILE
Al prezzo di 85 dollari e' possibile acquistare via web campioni di
sangue
appartenente a tribu' della Rondonia
http://italy.peacelink.org/latina/articles/art_8116.html
Comunicato stampa
COLOMBIA : DENUNCIA DEGLI U'WA
http://italy.peacelink.org/latina/articles/art_8117.html
CILE: IL GOVERNO CREA TENSIONI A CAUSA DEL VERTICE APEC
http://italy.peacelink.org/latina/articles/art_8126.html
VENEZUELA: PIU' DI 70 PERSONALITA' DEMOCRATICHE INTERNAZIONALI ESPRIMONO
PREOCCUPAZIONE PER IL CASO DELL' ONG UMATE
l'ong e' sotto accusa per aver accettato finanziamenti dalla NED per
circa
31.000 $; la coalizione di personalita' parlano di criminalizzazione dell'
ONG ed sprimono preoccupazione per il rispetto delle garanzie democratiche
nel paese
http://italy.peacelink.org/latina/articles/art_8127.html
ARGENTINA: INTERVISTA AL DR. GUSTAVO MACAYO SUL CASO BENETTON - MAPUCHE
E' POSSIBILE E NECESSARIO CHE RISULTI COME UNA RESTITUZIONE
http://italy.peacelink.org/latina/articles/art_8128.html
Il New York Times denuncia la corruzione dell'Inah
MESSICO: WAL-MART APRE NELLA ZONA ARCHEOLOGICA DI TEOTIHUACAN: SOTTO
ACCUSA
IL PRESIDENTE FOX
Fronte Civico e intellettuali chiedono l'immediata retromarcia della
multinazionale
http://italy.peacelink.org/latina/articles/art_8136.html
ARGENTINA: RESOCONTO DELL'INCONTRO TRA I MAPUCHE E BENETTON
http://italy.peacelink.org/latina/articles/art_8102.html
VENEZUELA: I MEDICI CUBANI DEL PROGETTO BARRIO ADENTRO
http://italy.peacelink.org/latina/articles/art_8104.html
BRASILE : L'ORA DELLA VERITA'
Le recenti elezioni in Brasile hanno innegabilmente indebolito l'azione
di
governo di Lula
http://italy.peacelink.org/latina/articles/art_8092.html
VENEZUELA: LA PROVEA PORTA CHAVEZ DAVANTI ALLA GIUSTIZIA
Per la quinta volta il Programma Venezuelano per l'educazione-azione nei
Diritti Umani attua un'azione giudiziaria nei confronti di Hugo Chavez che
aveva accusato 'Ente di ricevere finanziamenti occulti da parte del governo
USA
http://italy.peacelink.org/latina/articles/art_8093.html
comunicato stampa
ARGENTINA: LA DELEGAZIONE MAPUCHE, A ROMA PER INCONTRARE BENETTON, NON
CREDE ALLE SUE PAROLE E CHIEDE MPEGNI SCRITTI
http://italy.peacelink.org/latina/articles/art_8096.html
CILE : IL GUARDIANO DELLA MEMORIA
Roberto Zaldivar e' un sopravvissuto del lager pinochettiano di Chacabuco,
c ostruito sulle rovine di una miniera di salnitro. Si e' costruito qui la
sua
casa, per raccontare il passato
http://italy.peacelink.org/latina/articles/art_8069.html
ARGENTINA:LE VITTIME DELLA DITTATURA DENUNCIANO UN CENTRO CLANDESTINO DI
DETENZIONE
http://italy.peacelink.org/latina/articles/art_8085.html
Il Frente Nacional organizza uno sciopero per il 17 novembre
PARAGUAY : LA MILITARIZZAZIONE DELLE CAMPAGNE PREOCCUPA I
PARAGUAIANI
I conflitti nelle campagne del Paraguay tra agricoltori, allevatori e
governo si sono intensificati dopo la morte di un contadino durante una
serie di sfratti autorizzati dal presidente Nicanor Duarte
http://italy.peacelink.org/latina/articles/art_8037.html
ARGENTINA: I MAPUCHE RIFIUTANO LA DONAZIONE DI TERRA DEL GRUPPO BENETTON
Mauro Milan, dell'organizzazione Mapuche che partecipa a Roma
all'incontro
con Luciano Benetton, per discuterevdella rstituzine delle terre ancestrali
dei Mapuche, ha dichiarato di rifiutare l'offerta di donazione di 2500
ettari avanzata dal gruppo italiano
http://italy.peacelink.org/latina/articles/art_8045.html
Una coalizione eterogenea alla gida dell'Uruguay
DOPO 170 ANNI IN URUGUAY SI AFFERMA IL FRENTE AMPLIO: CROLLANO I PARTITI
TRADIZIONALI
L'affermazione di Tabare' Vasquez in Uruguay rilancia l'onda
progressista
in America Latina
http://italy.peacelink.org/latina/articles/art_8049.html
BOLIVIA : COSA SI PROPONGONO I SEPARATISTI
L'11 novembre gli imprenditori si Santa Cruz, la citta' piu' grande del
paese, attueranno una serrata di 24 ore che blocchera',insieme alle loro
aziende anche i trasporti, i piccoli commercianti e gli artigiani, per
ottenere un referendum da tenersi il 5 dicembre, che chieda maggiore
autonomia al dipartimento
http://italy.peacelink.org/latina/articles/art_8004.html
CILE: IL GOVERNO LIBERALIZZA L'USO DI UNA SOSTANZA PERICOLOSA SOTTO LE
PRESSIONI DELLE MULTINAZIONALI
dopo aver impedito per un anno l'uso del toluene nei prodotti venduti
nel
paese, il ministero della Salute ha di nuovo permesso l'utilizzazione della
sostanza, fino ad un limite di 170 milligrammi per chilo: le associazioni
ambientaliste denunciano che la decisione del governo e' stata motivata
dalle forti pressioni delle multinazionali
http://italy.peacelink.org/latina/articles/art_8005.html
CILE: ELOGI E CAUTELA DAVANTI AL MEA CILPA DEL CAPO DELL' ESERCITO
I familiari delle vittime della repressione della dittatura cilena hanno
reagito con cautela al riconoscimento del capo dell'esercito Juan Emilio
Cheyre, relativamente alle responsabilita' di violazione dei diritti umani
da parte dell'esercito
http://italy.peacelink.org/latina/articles/art_7979.html
BRASILE: LA RESISTENZA AGLI OGM SI RAFFORZA NEL SUD DEL PAESE
http://italy.peacelink.org/latina/articles/art_7980.html
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(giornalisti, testate multiculturali, università, associazioni), a soggetti
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locali. L’obiettivo è creare un network di informazione e aggiornamento
su tutte le iniziative europee, nazionali e locali che riguardano il tema
“media e diversità culturale” e che si occupano dell’accesso ai media
da parte degli immigrati, sia come fruitori, che come produttori e fonti di
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Ci
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informazioni e, per questo, invitiamo tutti a partecipare attivamente,
inviando segnalazioni e suggerimenti a: Cospe – Millevoci
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Mondi
IN TRENTINO. Su
TCA una nuova trasmissione per promuovere la diversità culturale
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MAILING-LIST
“MEDIA”
Agenda
IN
ITALIA
Immigrazione
nei Media.
Seminario di presentazione del progetto di rete sul monitoraggio dei media
locali (Bologna, 16 novembre 2004)
"Sì
alle Diversità. No alle Discriminazioni".
Fa
tappa in Italia il tour on the road del TIR per la lotta alla
discriminazione (Palermo 13 novembre, Roma 16 novembre 2004)
GIORNALISMO
E DEMOCRAZIA IN EUROPA E MEDIO ORIENTE (Firenze, 3-4 dicembre 2004)
DONNE
MIGRANTI NELLA COMUNICAZIONE. L’esperienza del progetto “L’immagine
degli immigrati in Italia” (Empoli, 14 dicembre 2004)
XI
EDIZIONE DEL CONCORSO LETTERARIO EKS&TRA. E’ online il bando 2005
IN
EUROPA
PREMIO
GIORNALISTICO EUROPEO "Sì alle Diversità. No alle
Discriminazioni"
*****
www.mmc2000.net.
E’ online il nuovo portale COSPE su Media e Multiculturalità
Uno
strumento di informazione e
documentazione che intende offrire materiali e risorse agli
addetti ai lavori e al pubblico interessato al tema della diversità
culturale nei media. Vi potrete trovare notizie e segnalazioni di eventi
in Italia e in Europa, oltre a una rassegna della legislazione
e dei codici di condotta in
materia. Una sezione del sito è dedicata agli studi
e alle ricerche realizzati in ambito europeo sulla multiculturalità nei
media; si spazia dunque dagli articoli, alle tesi di laurea, ai rapporti di
ricerca.
L’archivio delle testate multiculturali
in Italia, oltre a sistematizzare le esperienze “storiche”
nel settore, funzionerà da osservatorio permanente, costantemente
aggiornato. Il sito ospiterà, inoltre, una vetrina multimediale delle produzioni
multiculturali. Grande spazio è riservato alle iniziative di media
watch realizzate in Italia da gruppi informali, associazioni,
istituzioni e alle metodologie e strumenti per il monitoraggio dei media.
Infine, una speciale sezione è dedicata all’educazione
ai media e ai progetti in corso sul tema.
Contatti
COSPE
- Via Slataper, 10 - 50134 Firenze – Italia
Tel. +39 055 473556 - Fax. +39 055 472806
e-mail millevoci@cospe-fi.it
web
www.mmc2000.net
Il
5 e 6 novembre si è costituito ad Halle, in Germania, il Forum Europeo dei
Media Comunitari, una piattaforma aperta alla
partecipazione di organizzazioni locali, nazionali e internazionali che
supportano e promuovono la libertà di espressione. Principale obiettivo
dell'ECMF è l'analisi, la promozione e il sostegno ai
Media Comunitari - Terzo Settore Audiovisivo - in Europa. L’ECMF
rappresenta il proseguimento di altri incontri europei che si sono tenuti
negli scorsi anni, in particolare la Conferenza sulla Cooperazione
radiofonica nel Caucaso di Bakurini in Georgia (2003), il Forum Sociale
Europeo di Parigi (2003), l’incontro dei membri europei dell'Amarc
a Bruxelles (2004) ed il FM@dia
Forum
a Praga (2004).
L’ECMF
riconosce il documento presentato al Comitato sui Mass Media del Consiglio
d’Europa nell’agosto del 2004 come un documento fondativo di base. Il manifesto
è stato sottoscritto da più di 50 organizzazioni attive nel campo dei
media comunitari a livello locale, nazionale e internazionale.
Tra
i temi di cui si occuperà la
neonata piattaforma: la Conferenza intergovernativa di Kiev sulle politiche
dei media e l'eventualità di organizzare un forum parallelo;
l'inalienabilità delle frequenze; le "alleanze" con le altre
piattaforme e campagne transnazionali fino ad un ragionamento collettivo sul
ruolo del servizio pubblico e la sua ridefinizione.
Contatti
Francesco
Diasio – AMISnet
e-mail
fdiasio@amisnet.org
- tel +39 06 8632 8312
Si
è conclusa lo scorso 23 settembre, a Berlino, l’edizione 2004 del Premio
IRIS che da 4 anni premia le migliori produzioni televisive europee
multiculturali, nell’ambito del prestigioso Prix
Europa.
Il
premio Iris 2004 per il miglior format televisivo multiculturale è andato a
Nabila, un documentario
diretto da Hakan Berthas e Johan Bjerkner,
coprodotto dalla televisione svedese,
che racconta con humour, calore e abilità tecnica la vita di una giovane
immigrata a Goteborg tra musica rap e impegno politico.
Sabato
13 Novembre il format vincitore e altri tra i primi dieci classificati sono
stati proiettati e discussi, alla presenza degli autori, nel corso di Iriscope
2004, la manifestazione organizzata annualmente ad Amsterdam da LBR
e della TV pubblica olandese NPS.
Per
informazioni sul premio IRIS 2004 e per conoscere i 10
finalisti dell’edizione 2004:
http://www.lbr.nl/media/winnaarprix2004.html
Mondi
IN TRENTINO. Su
TCA una nuova trasmissione per promuovere la diversità culturale
In
onda dallo scorso giovedì 28 Ottobre, Mondi in Trentino, è una
trasmissione televisiva promossa da CINFORMI
- Centro informativo per l'immigrazione
del Servizio per le politiche sociali della Provincia di Trento – il cui
obiettivo è costituire un ulteriore mezzo per l’inserimento delle comunità
di migranti presenti nella provincia, agendo inoltre come mezzo di
divulgazione e informazione per gli autoctoni sulla diversità culturale.
Mondi
in Trentino andrà in onda ogni giovedì sull'emittente
locale TCA alle
20.45 con due repliche (venerdì alle 18.00, lunedì alle 20.30). La
trasmissione intende offrire un ampio quadro del fenomeno dell'immigrazione
in Trentino attraverso la diffusione di una corretta immagine
dell'immigrato, promovendo l'importanza della diversità
degli aspetti socio-culturali esistenti in Trentino, la realtà
dell'immigrato "cittadino", oltre a fare un'informazione "di
servizio" rivolta specificatamente al cittadino straniero
in materia burocratica e legislativa.
Mondi
in Trentino è anche la prima trasmissione locale a presentare la tematica
del lavoro in Italia e in
Trentino, sotto il profilo legislativo e sociale, diffondendo la conoscenza
del diritto del lavoro tra gli immigrati, oltre a far conoscere alla comunità
i servizi pubblici e privati che si occupano di immigrazione, scambi
interculturali e solidarietà.
Contatti
TCA
– via Brennero, 171/A - 38100 Trento
Tel.
0461/433500 –
Fax. 0461/823150
e-mail
info@tvtca.com
web
http://www.tvtca.com/
La
lista media@peacelink.org
nasce su iniziativa dell'associazione PeaceLink
per offrire un servizio informativo sul panorama italiano ed internazionale
dei media, veicolando informazioni su network commerciali, media
alternativi, reti digitali e iniziative popolari di comunicazione sociale.
Si tratta di un bollettino informativo in sola lettura, una newsletter con
segnalazioni e articoli. Il servizio della lista media@peacelink.org
garantisce un altissimo livello di approfondimento e specializzazione dei
contenuti e un basso traffico di messaggi. Il flusso dei messaggi della
mailing list e' garantito dall'associazione PeaceLink, pertanto chi ha delle
segnalazioni o degli articoli interessanti che possono essere pubblicati in
lista deve semplicemente mandare il proprio materiale all'indirizzo info@peacelink.it.
Tra gli argomenti trattati analisi
dei media, consumo critico di notizie, mediawatch,
media comunitari oltre al dibattito
mondiale sul diritto alla comunicazione.
Per
iscriversi alla lista
inviare a media-request@peacelink.org
un messaggio con la parola “subscribe” nell’oggetto.
In
alternativa e' possibile iscriversi via web su http://db.peacelink.org/liste/?id=28
IN
ITALIA
Immigrazione
nei Media.
Seminario di presentazione del progetto di rete sul monitoraggio dei media
locali (Bologna, 16 novembre 2004)
A
due mesi dall’avvio dell’attività di monitoraggio delle testate locali
di Bologna e provincia (stampa, radio e tv), si terrà un seminario di
presentazione del progetto di rete “Immigrazione nei Media”. Oltre ai
coordinatori del progetto, interverranno alcuni giornalisti della stampa
locale oggetto del monitoraggio, Raymond Dassi e Faustin Akafack di Asterisco
e i rappresentanti delle associazioni di Bologna e Provincia che, con la
collaborazione dell’Università di Bologna, hanno costruito la rete
territoriale di monitoraggio. L’evento sarà l’occasione per una restituzione
alla città
dei
primi parziali risultati del lavoro di osservazione,
per intraprendere azioni che permettano una maggiore inclusione delle
minoranze etnico-linguistiche nei mezzi di comunicazione di massa ed il
contrasto di ogni forma di discriminazione.
Dove
e quando
Bologna, Sala Polivalente Quartiere Savena – via Faenza 4 (16
novembre, h. 15.00)
Infomazioni
Jonathan Ferramola – COSPE, 051 546600, iniziative@cospe-bo.it
web
www.badieragialla.it, www.meltingpot.org
Partito
da Bruxelles il 1° settembre scorso, dopo un viaggio attraverso nove paesi
europei (Ungheria, Slovacchia, Repubblica Ceca, Polonia, Lettonia,
Danimarca, Irlanda, Regno Unito, Francia) il camion della campagna "Sì
alle Diversità. No alle Discriminazioni" si fermerà il
13 novembre a Palermo e il 16 a Roma. Attraverso un programma
variegato, tra informazione e intrattenimento, i cittadini europei verranno
informati sui diritti di cui godono in base alla normativa comunitaria
antidiscriminazione e sull’impegno dell'Unione europea
per la promozione della diversità come alternativa positiva alla
discriminazione. Chi visiterà
il TIR otterrà informazioni sui vantaggi di un ambiente di lavoro libero
dalle discriminazioni e sui mezzi disponibili per tutelarsi - attraverso le
direttive europee - contro qualsiasi discriminazione. Tra le varie
iniziative, ricordiamo il gioco Europa-Quiz,
grazie al quale i visitatori potranno mettere alla prova le proprie
conoscenze riguardo alle linee direttive antidiscriminazione e alla storia
dell'Unione europea. Il
programma del TIR europeo comprende inoltre la proiezione di film,
concerti, esposizioni
e una serie di dibattiti
animati da politici, imprenditori, sindacalisti e rappresentanti dei datori
di lavoro.
Dove
e quando Palermo, Piazza Unità
d'Italia (13 novembre) –
Roma, piazza della Repubblica (16 novembre)
Informazioni
http://tt.stop-discrimination.info/index.php?id=4872
Informazione
Senza Frontiere,
in collaborazione con Cospe
e con la campagna "Chi dialoga pensa la pace - Pace, Diritti e Sviluppo
in Medio Oriente", organizza un seminario sui temi della libertà di
espressione, con particolare riferimento alle aree di conflitto e
al giornalismo di guerra. Ricco e qualificato il parterre dei relatori, con
il coinvolgimento di operatori dell’informazione tra cui Amira Hass
e Haneen Zoubi (Haaretz e I'lam
Center, Israele), Jihad Bellout (Al Jazeera), Erfan Rashid (ADN Kronos),
Fathos Lubonija (Albania), Khaled Fouad Allam (La Repubblica). Al seminario
parteciperanno i rappresentanti dei sindacati dei giornalisti Daoud
Al Farhan (Federazione Araba dei Giornalisti), Aidan White (International
Federation of Journalism) e Paolo Serventi Longhi (Federazione Nazionale
della Stampa Italiana). Interverranno inoltre Marco Bertotto (Amnesty
International) e, in rappresentanza del mondo dell’università,
Adriano Fabris, Enrico Menduni e Carlo Sorrentino.
Dove e quando
Firenze, Residence Villa Ricasoli,
via delle Mantellate 2 (3-4 dicembre 04)
Informazioni:
Gianni Toma – COSPE toma@cospe-fi.it;
Informazione Senza Frontiere www.italian.it/isf/
Discutere
di come si può raggiungere l’obiettivo politico strategico di pari
opportunità occupazionale nel settore della comunicazione,
superando il doppio svantaggio di essere donna e di origine immigrata, con
il coinvolgimento delle politiche istituzionali e degli organismi preposti
in una nuova possibile progettualità
territoriale sul tema. Questi gli argomenti del seminario
organizzato da COSPE, nell’ambito del
progetto Immagine degli
Immigrati in Italia, cui interverranno, tra gli altri, operatrici della
comunicazione impegnate in iniziative mediatiche multiculturali in Toscana,
giornaliste dell’agenzia MIGRA,
esperti della comunicazione e del marketing interculturale e rappresentanti
degli enti locali interessati.
Dove
e quando Empoli, martedì 14
dicembre, ore 10 – 18.00 (sede da definire)
Informazioni
COSPE tel. 055 473556 – fax 055 472806
Il
cuore altrove. E’ questo il tema dell’XI edizione del
concorso Eks&tra che, dal 1995, premia la produzione letteraria di migranti,
figli di migranti e coppie miste. Per far conoscere al pubblico italiano i
valori culturali di cui sono portatori i migranti, e favorire l'integrazione
fra espressioni e tradizioni diverse.
Le
opere devono essere inviate al seguente indirizzo entro
il 15.02.2005, farà fede il timbro postale:
Concorso
"Eks&Tra"
Via Zenerigolo 17
40017 San Giovanni in Persiceto (Bo)
Per
ulteriori informazioni
e-mail eksetra@libero.it
- web www.eksetra.net
tel.
0376.357505, 333.6723848, 347.2390721- fax 0376.357515
IN
EUROPA
Nell’ambito
dell’iniziativa europea “Sì alla diversità. No alle
Discriminazioni”, si svolge il premio giornalistico sui temi della
diversità e della lotta alla discriminazione
sul posto di lavoro.
Il
bando scade
il 31
Dicembre 2004. I
giornalisti della carta stampata e delle testate internet nei 25 Stati
membri dell’Unione Europea sono invitati a presentare articoli sul
tema della discriminazione
per ragioni razziali o di origine etnica, religione o credo, età, invalidità
e orientamento sessuale e
sulla valorizzazione della diversità sul
posto di lavoro. La giuria,
composta da professionisti dei mezzi di comunicazione e da esperti in
materia di discriminazione, selezionerà i 25 vincitori nazionali, tra i
quali saranno scelti i tre finalisti che si contenderanno il premio
finale.
Informazioni
per partecipare
Compilate
il modulo
d’iscrizione e seguite le indicazioni su http://www.ja04.stop-discrimination.info/index.php?id=2191
*****
COSPE
- Cooperazione per lo sviluppo dei Paesi Emergenti –
FIRENZE
- via Slataper 10 - 50134
tel. +39 055 473556 - fax +39 055 472806
web
www.cospe.it,
www.mmc2000.net
e-mail
millevoci@cospe-fi.it
Vi
siete persi qualcosa? Consultate gli arretrati
di MILLEVOCI sul sito: http://www.cospe.it/news/news.htm
Per
maggiori informazioni sulle attività di On
Line/More Colour in the Media in Italia: Anna Meli meli@cospe-fi.it
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