526) CONFERENZA STAMPA
PER LA GIORNATA NAZIONALE DELLE MIGRAZIONI
Si è tenuta nella Sala Marconi della Radio Vaticana il 16
novembre
roma
(Migranti press) – Si è svolta, come di consueto la Conferenza Stampa per
illustrare il tema e il programma della Giornata Nazionale delle Migrazioni
di domenica 21 novembre.
Ha preso la parola per
primo il Direttore dell’Ufficio immigrati della Migrantes P. Bruno Mioli,
che ha tracciato la storia di questa Giornata, voluta da S. Pio X nel 1914,
nel periodo di massima espansione dell’emigrazione italiana. Egli ha fatto
una breve panoramica delle celebrazioni nazionali e un qualche riferimento
anche alle iniziative particolari che vengono prese da singole diocesi. Ha
soprattutto messo in rilievo che la Giornata ha come destinatari i migranti,
in primo luogo i cattolici, ma a pari titolo le nostre comunità cristiane,
perché assumano nei confronti dei migranti quello stile di accoglienza che
è un dettato fondamentale del Vangelo. Il suo intervento, in merito
all’impegno anche sul piano socio-politico nei confronti dei migranti, si
è limitato a riferire sull’incontro di qualche giorno prima cui ha
partecipato anche la Migrantes alla Presidenza del Consiglio sulla bozza di
Documento Programmatico Triennale del Governo sulle politiche migratorie e
di un altro incontro assieme ad Acli e Caritas col Ministro dell’Interno
sulla possibile revisione della legge Bossi-Fini. In ambedue gli incontri ci
si è presentati con un pacchetto di proposte molto concrete.
Su temi più
propriamente di natura socio-politica è intervenuto il Sen. Domenico
Rosati: egli ha ripreso il tema tormentoso della legge ma ha pure insistito
sugli intoppi burocratici che rendono estremamente laboriosi i rapporti
degli immigrati con la pubblica amministrazione.
Ha concluso gli
interventi il Vescovo ausiliare di Bergamo mons. B. Lino Belotti, Presidente
CEMI-Migrantes, che ha presentato il tema della giornata alla luce del
messaggio 2004 del S. Padre per la Giornata Mondiale del Migrante e
Rifugiato: “Migrazioni in visione di pace”. Il Coordinatore nazionale
della pastorale per i cattolici albanesi in Italia, don Pasquale Ferraro, ha
intercalato un breve rapporto sull’evento della domenica precedente, ossia
sull’apertura ufficiale per gli albanesi della Chiesa di S. Giovanni alla
Malva, diventata la loro chiesa “nazionale”.
Gli
interventi dei giornalisti hanno riportato il discorso sulla normativa che
interessa gli immigrati e sulle difficoltà concrete e, come si diceva,
burocratiche che impediscono loro in modo molto serio di procedere sulla via
dell’integrazione.
527)
IL MINISTRO TREMAGLIA PER LA GIORNATA NAZIONALE DELLE MIGRAZIONI
roma
(Migranti-press) - Anche quest’anno il Ministro per gli
Italiani nel Mondo in una nobile lettera al Direttore Generale della
Migrantes, Mons. Luigi Petris, esprime la sua partecipazione e il suo
apprezzamento per l’impegno della Migrantes “per rilanciare, insieme
all’attenzione verso le problematiche dell’emigrazione,
l’irrinunciabile messaggio dei valori della solidarietà e
dell’accoglienza, caratteristico della religione cattolica, e che deve
essere fatto proprio da tutti i cittadini del mondo”.
Per
il Ministro l’emigrazione non è solo memoria, ma realtà attuale:
“L’Italia è un Paese che, per lunghi anni, ha sofferto sulla propria
pelle la dolorosa realtà del distacco di tanti figli, costretti a lasciare
la terra natia in cerca altrove di migliori fortune. Si tratta, in verità,
di una ferita ancora sanguinante, la cui sofferenza è solo in parte lenita
dalla consapevolezza di quanto - spesso, purtroppo, anche a prezzo del
proprio sangue - gli italiani all’estero hanno saputo realizzare,
conquistandosi ovunque affetto e stima.
Il
pensiero poi corre all’immigrazione in Italia: “Accettazione reciproca,
collaborazione e dialogo, sono le uniche vie che possono portare benefici e
prosperità. Libertà e diritti umani sono beni universali. L’intreccio di
popoli, di culture e di religioni, così intenso nell’area mediterranea,
crea ovunque minoranze, che spesso si sentono respinte, accerchiate,
minacciate. Vanno rassicurate. La protezione delle minoranze è essenziale:
negli ordinamenti interni, nei processi di integrazione, negli equilibri
regionali.
Accoglienza,
con memoria al passato, è la parola conclusiva: “Ho sempre insistito su
due punti: umanità e civiltà, come fatto di accoglienza nei confronti dei
disperati che arrivano sulle nostre coste, e un atto di cordoglio per quanti
muoiono in condizioni atroci e terribili. L’accoglienza è un atto di
civiltà che noi abbiamo il dovere di compiere; insisto nel dire che non
dobbiamo mai dimenticare il nostro passato e le sofferenze che ha patito la
nostra gente, gli italiani che emigravano.
528)
I 70 ANNI DELL’ATTIVITÀ DEI CAPPELLANI DI BORDO (I)
Le celebrazioni si sono svolte sulla nuova nave Costa Magica il 3
novembre
genova
(Migranti-press) - L’evento ha avuto inizio poco dopo le 9.00,
con la conferenza sul tema: “Profitto e welfare: un binomio possibile”.
Oltre 300 fra esperti del settore e gente di mare si sono ritrovati ad un
ascolto vivo ed attento nella Sala Capri della nave.
Mons.
Lino Belotti ha fatto un breve excursus sulla storia della presenza, per
oltre 70 anni, dei Cappellani a bordo delle navi della Compagnia Costa. Da
un iniziale accompagnamento delle decine di migliaia di emigranti che
partivano dall’Italia lasciando tutto ed avendo bisogno di tutto sino ad
arrivare ai giorni nostri in cui il Cappellano è essenzialmente dedicato al
servizio dell’equipaggio come la “comunità stabile e multietnica” di
bordo. Senza dimenticare il supporto spirituale al passeggero, le centinaia
di persone a lui affidate si stringono attorno al cappellano capace di
accogliere ciascuno veramente senza differenza di razza, cultura, lingua o
religione.
Il
prof. Giovanni Battista Pittaluga ha poi stuzzicato l’assemblea
sottolineando una serie di grosse ingiustizie che esistono ancora su molte
navi con bandiere ombra e completamente fuori legge, mettendo in risalto
come il mercato internazionale debba svilupparsi annientando queste forme di
sfruttamento ancora in voga presso tanti armatori ancora simili agli
schiavisti.
Il
Comandante Remo Di Fiore ha, a sua volta, sottolineato come in Italia, e
specialmente sulle navi da crociera, gli accordi sindacali nazionali ed
internazionali sono stati molto soddisfacenti alzando di molto gli standard
anche per i marittimi etnici ben oltre i limiti minimi stabili dall’IMO.
Ha inoltre sottolineato come il Cappellano di bordo sia figura capace di
operare da “cuscinetto” tra le varie realtà sindacali, amatoriali e del
bordo stesso. Solo attraverso queste forme di collaborazione si ottiene una
concreta possibilità di garantire a coloro che lavorano in mare di vivere
in dignità e sicurezza.
La
stessa Costa Crociere, per la voce del dott. Campagnoli, responsabile del
Welfare a bordo, ha sottolineato come le politiche di certificazione
aziendale per il personale trovano garanzia nell’operato del Cappellano di
bordo. La scelta precedentemente fatta dalla famiglia Costa è stata
riconfermata dall’attuale management della Carnival Cruise, oggi in mano
ad una famiglia ebrea americana, che riconosce nel cappellano cattolico un
elemento capace di una accoglienza veramente universale.
Le
conclusioni del Cardinale Bertone, lungi dall’essere autoproclamatorie,
hanno sottolineato la necessità per la Chiesa italiana di riscoprire con
maggiore coraggio questo apostolato poco evidente ma tanto importante nel
quale appare con evidenza che il bene individuale promuove e sviluppa il
bene comune, sociale ed anche, perchè no, quello aziendale.
529)
I 70 ANI DI ATTIVITÀ DEI CAPPELLANI DI BORDO (II)
Grandi festeggiamenti: e gli equipaggi sepolti dentro la
nave?
genova
(Migranti-press) - A conclusione della conferenza a bordo della
nave è stata celebrata la Santa Messa solenne presieduta da Sua Eminenza il
Card. Tarcisio Bertone e concelebrata da S.E. Mons. Lino Belotti e don
Giacomo Martino, Direttore nazionale dell’Apostolato del Mare e Aereo
nella Migrantes, nostro sacerdote diocesano. Don Giacomo ha voluto poi
segnalare come la piccola e grande televisione e stampa abbiano dato
imponente spazio alle manifestazioni più spettacolari ed esteriori a
cominciare dai grandi del Seatrade sino agli spettacoli di bordo trascurando
completamente, ancora una volta, un tema tanto importante come quello degli
equipaggi che, quotidianamente e per molti mesi vivono nascosti lontani
dalle loro famiglie, dagli amici, dalla casa e dalla propria Chiesa. Ha
continuato dicendo che: “Un plauso speciale va oggi alla Chiesa genovese
cha ha avuto il coraggio di donare al servizio di bordo don Mario Coltella
e, a terra, don Giorgio Parodi assieme al diacono Franzi con alcuni
volontari per il servizio di accoglienza dei marittimi nel nostro porto,
oltre alla mia persona e al diacono Causa per il servizio nazionale”.
La
Costa Magica è quindi salpata per Barcellona dove il 6 novembre è stata
benedetta dal Card. Stephen Fumio Hamao.
530)
OLTRE 100.000 I CINESI TRA NOI: COME PORTAR LORO L’ANNUNCIO DEL VANGELO
Si segnala alle diocesi qualche interessante opportunità che sta ora
aprendosi
roma
(Migranti-press) - “Sacerdote, missionario, operatore pastorale carcasi”:
non è un cartellone pubblicitario, ma è frequente sentire o leggere nei
nostri periodici questa specie di S.O.S., che del resto corrisponde
all’evangelico allarme: “La messe è abbondante ma gli operai sono
pochi”. Capita anche qualcosa di contrario: si fanno avanti operai del
vangelo, giovani sacerdoti cinesi, provenienti anche per vie avventurose dal
loro sterminato paese e giunti a Roma in qualità di studenti, disponibili a
svolgere un servizio pastorale in piccole incipienti comunità pastorali
costituite da connazionali, ma non sanno dove dirigersi. Questa disponibilità
è emersa ultimamente, dal momento che ora più di una ventina di questi
sacerdoti sono presenti nel Pontificio Collegio Urbaniano ed altri sono
sparsi in Istituti religiosi. Veramente qualche diocesi è già stata
individuata, si tratta però solo di qualche unità. E’ possibile
l’espansione dell’annuncio evangelico tra questi immigrati che vengono,
geograficamente e culturalmente così
da lontano? Si pensa alla esuberante espansione che stanno avendo le comunità
pastorali albanesi: anche questi immigrati provengono da una terra dove per
mezzo secolo ogni discorso religioso era proibito e la Chiesa fuorilegge:
eppure un po’ alla volta il seme della fede è germogliato tra di loro
fino a consentire la costituzione in pochissimi anni di una sessantina di
centri pastorali. Perché non sarà possibile qualcosa di simile per i
cinesi, anch’essi sotto l’oppressione per mezzo secolo del giogo
comunista e ateo? Nel caso cinese gli operai sono abbondanti, la messe,
ossia il numero delle diocesi che abbiano già avviato questa attività
pastorale, per ora è piuttosto scarsa. Se qualche diocesi è interessata,
si faccia viva.
531)
I CATTOLICI ALBANESI HANNO LA LORO CHIESA NAZIONALE A ROMA
Un comunicato del Coordinatore Nazionale e Cappellano dei cattolici
albanesi a Roma
roma
(Migranti-press) - Domenica 14 novembre, alla presenza di
numerosi albanesi, con una solenne liturgia eucaristica nella chiesa di S.
Giovanni della Malva in Trastevere si sono inaugurate le attività pastorali
per gli immigrati albanesi a Roma. L’etnia albanese ha così il suo luogo
di preghiera e di aggregazione.
Nel decreto di
affidamento della chiesa, a firma del Vicario di sua Santità, il Cardinal
Camillo Ruini, si evince con chiarezza che questa iniziativa rientra
all’interno delle molteplici testimonianze di accoglienza della diocesi
per gli immigrati, riconosciuti “vere pietre vive
che mantengono salde molte qualificate tradizioni”.
“In questa cornice -
continua il Cardinale - appare evidente l’opportunità di tutelare il
patrimonio culturale e la testimonianza di fede viva di cui è portatrice
una comunità cristiana ormai numerosa a Roma e caratterizzata dalla sua
specifica provenienza: quella Albanese”.
Essa è il segno,
concreto perciò di una volontà pastorale dei vescovi italiani in favore
dell’integrazione sociale ed ecclesiale degli immigrati per trasformare la
diffidenza in accoglienza e la disperazione in speranza.
Una speranza per tutti
gli albanesi sparsi in Italia, perché venga promossa l’attività
catechetica, la formazione umana, la continuità culturale con la nazione
balcanica in tutti i gruppi parrocchiali che stanno prendendo piede nei 60
centri pastorali già aperti in circa 50 diocesi.
Senz’altro
questa “parrocchia” albanese a Roma è la risposta concreta alla
preghiera di coloro che vivono nella sofferenza ai margini della società,
come stranieri spesso indesiderati.
Il
legame dell’Italia con l’Albania, con i suoi pastori e con la sua gente
è stata ben evidente domenica per la celebrazione eucaristica: hanno
presenziato infatti il rito quattro vescovi oltre l’Adriatico,
rappresentanti della Chiesa italo-albanese e numerosi sacerdoti albanesi ed
italiani che hanno assicurato, oltre la loro preghiera, anche la loro
attenzione e collaborazione per il cammino di fede intrapreso. Per questi la
chiesa di S. Giovanni della Malva vorrà dire “Casa”; gli albanesi,
infatti, usano dire zjarri
i vatrës (calore del focolare domestico) e perciò
“sicurezza” nel mare magnum delle difficoltà che incontrano
quotidianamente nel lavoro, nelle relazioni sociali e in tutto il processo
di integrazione di un emigrato.
Il
Coordinatore nazionale e Rettore della chiesa, don Pasquale Ferraro, durante
il saluto iniziale ha espresso
un grazie suo personale e di tutti gli albanesi a tutti quelli che con il
loro interessamento hanno fatto sì che le speranze diventassero realtà: in
particolar modo la Fondazione Migrantes della Conferenza Episcopale Italiana
e la Migrantes della diocesi di Roma.
Si
augura alla giovane comunità albanese che si radunerà in questa chiesa di
fare di essa la casa di accoglienza di ogni connazionale perchè nella
preghiera e nella fraternità si renda visibile l’amore di Dio. (P.
Ferraro)
532)
APPROVAZIONE DEFINITIVA DELLE MODIFICHE ALLA BOSSI-FINI
La conversione in legge del DL 241/2004 si è avuta alla Camera
giovedì 11 novembre
roma
(Migranti-press) – Il DL recante “Disposizioni urgenti in
materia di immigrazione” è stato approvato dalla Camera, lasciando
intatta le modifiche che erano state apportate dal Senato. Il nuovo testo
viene a modificare gli articoli 13 e 14 della Bossi-Fini in quei punti che
erano stati dichiarati incostituzionali dalla Corte Costituzionale ancora
nel luglio scorso. Si è aggiunto un dispositivo inteso ad accelerare
l’iter di atti amministrativi, come il rinnovo del permesso di soggiorno.
Ecco in breve.
Espulsione.
In caso di espulsione con accompagnamento alla frontiera, l’ufficio
immigrazione della Questura chiede al giudice di pace la convalida del
provvedimento di allontanamento; l’udienza di convalida si svolge in
camera di consiglio con la partecipazione dello straniero, del difensore e
dell’interprete. Il giudice di pace provvede alla convalida entro le 48
ore successive e, nelle more, lo straniero è trattenuto in un Centro di
permanenza. Le Questure forniscono al giudice di pace i locali e ogni
supporto idoneo per assicurare la tempestività del procedimento di
convalida.
Sanzioni.
Le pene previste dall’articolo 13 (commi 13, 13 bis e 13 ter) del Testo
Unico sull’immigrazione sono considerevolmente aumentate anche se la
competenza a esaminarle è rimasta al Tribunale. Sono inasprite, inoltre, le
sanzioni a carico dello straniero che rimane inadempiente all’ordine del
Questore di uscita dall’Italia e di cui all’articolo 14, commi 5 ter e 5
quarter: reati per i quali è obbligatorio l’arresto dell’autore del
fatto anche fuori dei casi di flagranza di reato. Per tale nuova investitura
il giudice di pace è beneficiato di un’indennità di 20 euro per ogni
udienza e di 10 euro per ogni convalida di espulsione.
Centri
di permanenza. Il trattenimento dello straniero presso un Centro di
permanenza deve essere convalidato dal giudice di pace entro 48 ore
dall’adozione del provvedimento e la convalida può essere disposta anche
in sede di esame del decreto di espulsione e del decreto di accompagnamento
alla frontiera. È previsto un finanziamento per la realizzazione, nei Paesi
di provenienza degli stranieri, di strutture utili al contrasto
dell’immigrazione clandestina, per un importo di circa 14 milioni per il
biennio 2004-2005.
Convenzioni per inoltro
domande. Il Ministero dell’Interno stipula convenzioni con soggetti non
pubblici o concessionari di pubblici servizi per la raccolta e l’inoltro
agli uffici di immigrazione, con oneri a carico dello straniero delle
domande, dichiarazioni o atti dei privati indirizzati ai medesimi uffici
nonché per lo svolgimento di altre operazioni preliminari all’adozione
dei provvedimenti richiesti e per l’eventuale inoltro, ai privati
interessati, dei provvedimenti o atti conseguentemente rilasciati. Il
passaggio delle competenze dalla Questura ai nuovi operatori di sportello
non sarà contestuale alla pubblicazione della legge di conversione in
“Gazzetta”, ma solo dopo una circolare esplicativa dell’Interno, come
accaduto per la regolarizzazione del 2002. la pratica è a carico del
richiedente (nel 2002 si è trattato di 40€ per le colf, di 100€ per i
lavoratori dipendenti).
533)
IL TRAFFICO DI ESSERI UMANI: PARLANO LE PROCURE
Incontro del 23 novembre in Via Santa Chiara, 5 (ex hotel Bologna),
ore 10.00-14.00
roma
(Migranti-press) - Un anno fa fu approvata la Legge n° 228 per
colmare un vuoto normativo che era presente nell’ordinamento nazionale, in
ordine agli strumenti di contrasto, di uno dei fenomeni criminali più
devastanti per la libertà e la dignità dell’uomo: la tratta di persone.
A un anno dall’entrata in vigore della prima legge italiana contro la
tratta di esseri umani, “Terre des hommes-Italia” dà voce ai
legislatori e alle Procure di frontiera impegnate nella lotta contro questo
crimine, per fare il punto sullo stato di applicazione della legge 228/03 in
tema di traffico di minori.
L’evento
sarà l’occasione per presentare lo studio di Mike Dottridge - a cura
della Federazione Internazionale des hommes - Child trafficking and what
to do about it. La ricerca analizza la complessità del fenomeno ed
esamina le risposte che hanno dato i governi di tutto il mondo per prevenire
il traffico di minori e proteggere le vittime.
534)
LA COMMISSIONE SCHENGEN ASCOLTA I RESPONSABILI DELL’IMMIGRAZIONE
Si sottolinea unilateralmente il contrasto all’immigrazione
clandestina
roma
(Migranti-press) - Il Prefetto Anna Maria d’Ascenzo, capo del
Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del Viminale, di
fronte alla commissione Schengen l’11 novembre, ha affermato che “il
fenomeno dell’immigrazione non diminuirà negli anni ma anzi tenderà ad
aumentare, per questo i Centri di Permanenza Temporanea (CPT) dovrebbero
essere attivi almeno in ogni provincia d’Italia”.
Il
Prefetto ha però, subito aggiunto che questo è un “obiettivo al di là
da venire”. Per questo - ha affermato - “conta averli almeno in ogni
Regione della penisola per assicurare una presenza rassicurante per i
cittadini in tutto il territorio nazionale”. Oggi in Italia esistono 15
Centri di Permanenza Temporanea, per un totale di 1.822 posti. In via di
allestimento ci sono altri 4 CPT: quelli di Bari, Foggia, Gorizia e Trapani.
Ha
preso la parola anche il Prefetto Alessandro Pansa, facendo presente che
sono circa 50.000 i clandestini effettivamente allontanati dall’Italia nel
2004, fino al 31 ottobre. I costi delle operazioni di rimpatrio sono stati
di 12,4 milioni di euro.
“Per
quanto riguarda le spese, ha precisato il Prefetto, di accompagnamento
(noleggio charter, pullman, pasti, ecc) nel 2003 sono stati utilizzati 16,5
milioni di euro per 49 voli charter. Nel 2004, fino al 30 settembre, abbiamo
speso oltre 9,6 milioni per 92 voli charter”.
Il
calo della spesa “è dovuto all’aumento della capacità di rimpatrio per
ogni volo”. Pansa ha poi sottolineato che “da quando facciamo rimpatri
non c’è mai stato alcun ferito, mentre molti Paesi comunitari hanno avuto
anche qualche morto, perché spesso si verificano atti di ribellione ed
autolesionismo gravi”.
535)
PADRE MIRKO SOLIGO: 46 ANNI SPESI A SERVIZIO DEGLI ITALIANI DI TORONTO
toronto
(Migranti-press) - Giovedì 11 novembre 2004 ha terminato la sua
vita terrena padre Mirko Soligo. Si è spento all’età di 82 anni nella
città di Toronto nella quale ha praticamente vissuto tutta la sua vita di
missionario.
Originario
della Diocesi di Treviso dove fu ordinato il 7 luglio 1946, raggiunse
l’America nel 1958 e si mise a servizio pastorale nella parrocchia di San
Tommaso d’Aquino in Toronto.
Si
incardinò nella Diocesi di Toronto dal 1964 e servì diverse comunità
italiane della grande metropoli: Sant’Agostino di Canterbury, St.
Matthew’s, St. Margaret Mary in Woodbridge.
Per
raggiunti limiti di età si ritirò dalla responsabilità pastorale nel
1994.
Le
spoglie riposano nel cimitero del clero nel Seminario di St. Augustine.
536)
IMMIGRAZIONE IN BREVE
piacenza
(Migranti-press) - “Settimane Migratorie”: come gli
scorsi anni la Migrantes diocesana di Piacenza organizza questi 5 incontri,
che si prolungano per due settimane nel contesto delle celebrazioni per la
Giornata Nazionale delle Migrazioni. Si parlerà di migrazioni e diritto, di
dialogo interreligioso, delle migrazioni come fattore di crescita economica
e di luogo d’integrazione socio-culturale. Come è noto, la Migrantes di
Piacenza è particolarmente attiva per il suo impegno di consulenza
giuridica per gli immigrati, che da Piacenza si irradia sulla Regione
Emilia-Romagna.
roma
- “Riconciliazione e giustizia” con sottotitolo “Giustizia
e pace si baceranno (Salmo 85)”, è un Convegno indetto dalla Caritas
Italiana nella sua sede di Via Baldelli il 25-27 novembre e “Fede e
giustizia: quale rapporto oggi”; “I diritti umani in una prospettiva
internazionale”; “I conflitti dimenticati” sono alcuni fra i temi che
impegneranno studiosi e operatori qualificati per tre giorni.
roma
– Una casa su tre affittata a stranieri. Da un’indagine
effettuata dalla Confedilizia presso le oltre 210 sedi territoriali, in
tutti i capoluoghi di provincia e nelle maggiori città italiane, emerge che
arriva anche al 25-30% la percentuale di contratti d’affitto stipulati da
stranieri in alcune città (ad esempio Grosseto e Piacenza) fino alla vetta
di Forlì dove la quota sale al 35-40%. Contrariamente a quanto si potrebbe
pensare, spiega la confederazione, la percentuale è più bassa nelle città
metropolitane: si attesta infatti fra il 10-12% a Roma e a Milano. Nelle
città del Nord, la percentuale media di nuovi contratti di locazione con
inquilini stranieri supera di poco il 10% (13% a Belluno, 14% a Asti).
milano
– Stranieri in ospedale: fantastica affermazione. “Il 60% degli
ospedali al Nord, al Centro e al Sud è occupato da extracomunitari o
nomadi, spesso irregolari, che intasano le strutture e non pagano nulla per
le prestazioni, mentre gli italiani sono costretti a lunghe file e a
sborsare fior di soldi”. Lo afferma l’Eurodeputata Alessandra Mussolini,
intervenendo a margine degli Stati Generali della Lombardia di Alternativa
Sociale, ieri ad Assago (Milano). Secondo il Primo Rapporto Nazionale sui
ricoveri ospedalieri degli Stranieri in Italia (1998), gli immigrati
rappresentavano solo il 1,67% dei ricoveri nazionali: su 12.163.075 ricoveri
complessivi, quelli di cittadini extracomunitari residenti e non residenti
è stato di 202.698 unità. Non ci sono dati che provino un aumento di tale
percentuale.
documentazione
537) L’ÉQUIPE DEL
DOSSIER CARITAS/MIGRANTES IN VISITA-STUDIO IN POLONIA
Per la Migrantes alle tre giornate di lavoro ha partecipato
don Pierpaolo Felicolo, Vicedirettore Diocesano Migrantes a Roma
varsavia/cracovia
(Migranti-press) - Fino al primo maggio 2004 le frontiere
comunitarie con l’Est sono state l’Italia, l’Austria e la Germania. Il
ruolo di ponte con l’Est è ora passato in prevalenza alla Polonia, paese
che, confinando con Russia, Ucraina e Bielorussia, funge ormai da principale
filtro con l’Europa Orientale.
La
sua situazione è complessa. Pur continuando ad essere un grande paese di
emigrazione, è già diventato un paese di transito (31.736 soggiornanti
temporanei nel 2003) ed inizia ad essere anche uno sbocco per
l’immigrazione (3.004 soggiornanti permanenti, in prevalenza vietnamiti ed
armeni) e per i richiedenti asilo (6.903 domande delle quali 245 approvate).
Gli
studiosi prevedono che l’esodo dei polacchi continuerà, seppure non in
misura sconvolgente. Da una parte premeranno i livelli retributivi,
vistosamente più bassi rispetto ai paesi occidentali, e dall’altra la
struttura già abbastanza avanzata della popolazione non mancherà col tempo
di operare da freno, anche perché nel frattempo aumenterà lo sviluppo in
loco. Per questo stesso motivo l’immigrazione in Polonia, ora appena alle
prime fasi, solo una volta che si attenuerà il livello della
disoccupazione, diventerà più consistente: per questo le norme sono severe
e il controllo vigile: sono state 8.410 le espulsioni nel 2003 (ben 30 posti
di frontiera controllati nel confine russo) e i visti concessi ben 1 milione
e 200 mila (introdotti solo nel mese di ottobre 2003, mentre prima la
circolazione era libera).
Sono,
quindi, molteplici i fattori di somiglianza con l’Italia che, mentre
rimane un grande paese di emigrazione con quattro milioni di cittadini
tuttora sparsi nel mondo, si è consolidata anche come paese di immigrazione
avvicinandosi con un insediamento di 2,6 milioni di persone al livello della
Gran Bretagna e continua a fungere da paese di transito per il fatto di
essere situato alla confluenza di due continenti. Come l’Italia è la
porta d’ingresso nei confronti dell’Africa
e dell’Asia, così la Polonia lo è nei confronti dei paesi europei più
orientali e dell’area caucasica.
Non
bisogna poi dimenticare che i polacchi, per la loro consistenza sono oggi in
Italia il settimo gruppo di stranieri (75.000) e il secondo in Europa,
seppure ben distanti dai 300.000 connazionali stabilitisi in Germania. Il
nostro paese ha costituito in effetti un grande sbocco per i flussi in
provenienza dall’Est Europa, che ora contano quasi un milione di presenze:
la Polonia, per effetto della regolarizzazione del 2000, ha raddoppiato la
sua consistenza e si colloca subito dopo la Romania e l’Ucraina.
Per
sviluppare una politica migratoria adeguata bisogna conoscere il paese di
partenza, colloquiare con le loro autorità, prendere contatti con le
strutture pastorali e le ONG, portare avanti iniziative congiunte di studio.
Con queste motivazioni le organizzazioni promotrici del “Dossier
Statistico Immigrazione” (Caritas Italiana, Caritas di Roma e Migrantes),
dopo la positiva esperienza dello scorso anno in Romania, hanno collocato
ancora una volta nell’Est Europa, dal 10 al 14 novembre, l’usuale
viaggio di studio dei responsabili e dei redattori, scegliendo le sedi di
Varsavia e Cracovia.
I
rappresentati pastorali (Mons. Guerino Di Tora, don Pierpaolo Felicolo,
Franco Pittau) hanno organizzato l’iniziativa insieme al CNEL - Organismo
Nazionale di Coordinamento delle politiche di integrazione sociale dei
lavoratori migranti (Giorgio Alessandrini ed Enrico Comes) e al programma
comunitario “European Migration Network”, di cui il punto di contatto
italiano prescelto dal Ministero dell’Interno è IDOS, il centro studi
convenzionato con Caritas e Migrantes per la redazione del “Dossier”
(rappresentato in questa occasione da Oliviero Forti, Antonio Ricci e
Delfina Licata).
A
Varsavia i lavori pastorali hanno visto coinvolti prima il responsabile dei
missionari all’estero (P. Czestaw Noworolnik) e quindi la Caritas Polonia
(P. Zdzislaw Snidiarski con i suoi collaboratori) e alcune strutture
religiose con essa collegate come le comunità delle Suore Scalabriniane e
Comboniane e le strutture competenti per i vietnamiti (P. Edward Osiecki SVD).
Il giorno successivo è stato realizzato un incontro con la struttura del
Ministero dell’Interno competente per i flussi di immigrati e di
richiedenti asilo (Office for repatriations and aliens, rappresentato dal
presidente Piotr Stachanczyk e da Bogumil Rybak), che è anche
rappresentante in loco del progetto “European Migration Network”.
Quindi, a 30 chilometri dalla capitale, è stato visitato un campo per
l’accoglienza dei richiedenti asilo la cui organizzazione ha lasciato nei
visitatori una impressione di efficienza e di fermezza, seppure improntata
ad una atteggiamento di apertura e di rispetto dei diritti. Questi campi
sono attualmente 13, ma un altro sta per essere aperto, per far fronte alle
circa 3.500 domande presentate annualmente, per lo più da ceceni.
Il
terzo giorno di studio si è svolto nella bellissima città storica di
Cracovia presso l’Università Jegellonica. L’apporto del locale Istituto
italiano di cultura diretto dal dottor Giovanni Sciolla e di un gruppo di
giovani studiosi locali individuati da Karolina Golemo (una dottoranda che
ha seguito un master sull’immigrazione alla Sapienza), la disponibilità
di Caritas, Migrantes, CNEL, IDOS ha dato luogo ad una nutrita serie di
relazioni per interfacciare l’esperienza italiana con quella polacca e
animato un approfondito livello di scambio, la cui importanza non è
sfuggita alla televisione polacca che ha voluto dedicarle un servizio. Non
solo insieme ai giovani studiosi vi erano alcuni loro professori, ma sono
intervenuti anche rappresentanti della Facoltà teologica di Cracovia (Jan
Wal) e dell’emittente ecclesiale Radio Plus (Dariusz Ras). Il Cardinale
arcivescovo di Cracovia, che aveva assicurato da tempo la sua presenza, non
essendo potuto intervenire per impegni sopravvenuti, ha inviato ai
convegnisti un cordiale messaggio.
Quali indicazioni trarre dalle giornate
italo-polacche?
Riprendiamo
alcuni punti emersi nelle relazioni. Romania e Polonia sono due tappe di un
percorso che deve diventare sempre più stretto (CNEL); il progetto
comunitario “European Migration Network” è una cornice da sfruttare per
incrementare i contatti (IDOS); solo la conoscenza delle radici degli
immigrati presenti in Italia consente di incarnarli nella loro cultura e di
farsi carico in maniera soddisfacente della loro assistenza religiosa (Caritas e
Migrantes).
Da
parte polacca è stato detto agli italiani di mantenersi disponibili perché,
con la loro esperienza, potranno fornire un sostegno significativo per
affrontare nella maniera più proficua i nodi del fenomeno migratorio che si
riscontrano in quel paese: Caritas Italiana, ad esempio, ha già
preannunciato di voler programmare una visita scambio in Italia, molteplici
sono stati i contatti stretti a livello universitario e anche l’Istituto
Italiano di cultura è disposto a riproporre iniziative sull’immigrazione,
ravvedendo la possibilità di allargare la partecipazione. (F. Pittau)